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IL RISARCIMENTO DEL DANNO PER ECCESSIVA DURATA DEL PROCESSO CIVILE, AMMINISTRATIVO, PENALE, TRIBUTARIO e AMMINISTRATIVO CONTABILE di Maurizio De Paolis,2009, Maggioli Editore
Da qualche anno a questa parte è arrivato il momento di guardare ad una particolare “faccia” dei problemi della giustizia, quelli che investono la vita quotidiana dei cittadini, ma che non suscitano le stesse emozioni conseguenti agli arresti o alle intercettazioni telefoniche di personaggi eccellenti, puntualmente esaltate al massimo livello dagli strumenti mediatici. Intendo riferirmi a materie come l’inefficienza del processo civile ritenuta, a torto, noiosa e di rado in grado di forare lo spesso muro di gomma dell’indifferenza costantemente mostrata dagli organi di informazione. La crisi della giustizia civile rappresenta la crisi di un sistema che appare strutturalmente incapace di assolvere alla propria funzione: si tratta di un apparato che perde continuamente ed inesorabilmente terreno sul piano della risposta di giustizia, in termini di progressivo ed inarrestabile aumento dell’arretrato e dei tempi di definizione delle cause; è un sistema bloccato che finisce per incidere in maniera pesante sulla competitività dell’Italia oltre che sulla qualità della vita della intera collettività. Il livello di democrazia di un Paese si misura anche sulla capacità di rendere effettivamente giustizia, per cui si deve prendere atto che quella della giustizia rappresenta una vera e propria emergenza sociale di cui è indispensabile farsi carico nella giusta dimensione della sua concreta gravità, ponendo in essere tutte le misure idonee ed adeguate a fronteggiarla. La questione della giustizia civile si deve affrontare predisponendo ed attuando in concreto un piano basato su quattro direttrici fondamentali: a) La razionalizzazione e la semplificazione dei riti da utilizzare in maniera organica onde evitare difficoltà agli operatori del diritto, magistrati ed avvocati, e per impedire una moltiplicazione di fatto delle procedure processuali; questa particolare tipologia di interventi dovrebbe essere indirizzata ad attuare poche modifiche, di carattere radicale, quale l’unificazione dei termini a difesa, di impugnazione, di reclamo e di opposizione ovvero l’unificazione della forma dell’atto introduttivo dei singoli giudizi di impugnazione con la finalità di pervenire ad un rito base, flessibile e adattabile, con alcune specifiche modifiche, alla materia della famiglia e a quella del lavoro. b) La razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane, finanziarie e tecnologiche esistenti, spesso non utilizzate in modo appropriato, così come dimostrano le esperienze pluriennali di taluni uffici giudiziari il cui cattivo funzionamento determina un evidente squilibrio tra le strutture giudiziarie in cui i tempi processuali appaino ragionevoli e quelli degli uffici giudiziari in cui le lungaggini dei processi implicano l’applicazione sistematica della l. n. 89 del 2001. c) Accanto all’impegno di razionalizzare le risorse di cui già si dispone, ci deve essere la consapevolezza che la gravità della crisi in cui versa la giustizia civile richiede anche il reperimento di nuove risorse, essendo soltanto illusorio pensare di fronteggiarla con il migliore utilizzo di quelle già esistenti; pertanto, è indispensabile pensare, oltre che alla integrale copertura degli attuali organici dei magistrati e del personale amministrativo, ad arrestare la tendenza a ridurre gli stanziamenti annuali relativi alla giustizia. d) Infine, è di primaria importanza svolgere una attenta riflessione sull’assetto e sul perimetro della giurisdizione onde evitare che l’incertezza sul giudice competente a decidere le controversie determini un ulteriore allungamento dei tempi processuali: 960 giorni per il giudizio civile di primo grado e 1509 giorni per quello di appello. I tempi della Giustizia amministrativa sono certamente meno drammatici di quelli della giurisdizione civile. Infatti, la corsia preferenziale introdotta dalla l. 21 luglio 2000, n. 205 per alcune categorie di controversie, come quelle sui contratti di appalto pubblico, dimostra di funzionare molto bene: di regola, è sufficiente qualche mese per giungere alla decisione di merito in primo grado. Il contenzioso ordinario potrebbe funzionare parimenti in maniera soddisfacente con le nuove procedure, se non vi fosse l’arretrato accumulatosi prima della riforma del 2000, anche se si tratta di un arretrato apparente, costituito da ricorsi per i quali le parti, a seguito della successiva attività svolta dalla p.a. o per il semplice decorso del tempo, hanno perso un reale interesse, salvo quello derivante dalla applicazione della l. 24 marzo 2001, n. 89. Allo stato attuale, non è ipotizzabile la creazione di Sezioni – stralcio all’interno della Giustizia amministrativa con cui produrre una drastica riduzione del numero dei ricorsi giurisdizionali a tutt’oggi pendenti davanti ai Tribunali Amministrativi Regionali e al Consiglio di Stato, mentre, sulla base del finanziamento proveniente dal gettito prodotto dal contributo unificato, si potrebbe varare a tempi stretti un programma straordinario di smaltimento dell’arretrato basato sulla archiviazione digitalizzata dei fascicoli più vecchi e sulla trattazione informatica delle cause amministrative, attraverso una sorta di spoglio preventivo, svolto all’interno di ogni Sezione giurisdizionale, dal personale di magistratura, affiancato da quello di segreteria, con l’introduzione di meccanismi premianti per il predetto personale. Queste innovazioni sono indispensabili ed urgenti a fronte di un arretrato che vede pendenti 32.249 ricorsi davanti al Consiglio di Stato e ben 646.441 innanzi ai Tribunali amministrativi regionali. Una tutela penale effettiva deve prevedere specifiche riforme che tengano nella giusta considerazione le vere disfunzioni della giustizia penale ad iniziare dalla certezza della pena. E’ ineludibile il rinnovamento di questo rilevante settore della magistratura ordinaria per garantire la terzietà del giudice, l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione mediante la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, la separazione della magistratura dalla politica per evitare la contaminazione dell’una dall’altra, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, la riforma della magistratura onoraria e dei giudici di pace. E’ inaccettabile abnorme e intollerabile che il cittadino debba attendere mediamente 426 giorni per la definizione del giudizio penale di primo grado in presenza di imputati noti e oltre 730 giorni per il grado di appello. A far data dalla metà degli anni Novanta, un adeguato complesso di riforme strutturali e di norme processuali nel comparto della Giustizia amministrativa – contabile ha contribuito a ridurre l’arretrato nel processo pensionistico come attestano in maniera sintetica e al contempo incontrovertibile i dati statistici: 187.017 ricorsi pendenti presso le Sezioni Regionali della Corte dei Conti alla fine dell’anno 2000 e 74.938 alla fine del 2007. Per quanto riguarda le Sezioni di appello della Corte dei Conti, l’istituzione del giudice unico delle pensioni ha contribuito a far lievitare il numero degli appelli proprio a causa di una maggiore divaricazione tra gli orientamenti giurisprudenziali elaborati in ambito regionale. In ogni caso, l’arretrato che si è formato negli ultimi anni innanzi ai giudici di secondo grado ammonta a circa 7.000 ricorsi pendenti al 31 dicembre 2007, non risultando affatto patologico, ma rientrando in un fenomeno riconducibile dentro confini sicuramente fisiologici. Le conclusioni a cui è pervenuta la giurisprudenza della Corte di Cassazione, nonostante talune aperture registrate soprattutto negli ultimi anni, lascia una notevole percentuale di processi tributari totalmente privi della tutela che invece la legge Pinto accorda ad altre tipologie di cause civili, penali e amministrative. Si tratta di una situazione iniqua per centinaia di migliaia di contribuenti coinvolti in giudizi tributari che si protraggono per spazi temporali eccessivi: si pensi, ad es., alla situazione della Commissione tributaria centrale ancora attiva per la gestione del contenzioso pendente davanti ai propri giudici. E’ fuori discussione che, in presenza di giudizi tributari eccessivamente lunghi, si possano sviluppare per il soggetto interessato (contribuente) situazioni del tutto simili a quelle che nascono dalla lesione di diritti soggettivi o degli interessi legittimi che, nel nostro Paese, rientrano rispettivamente e in linea di massima, nella competenza della giurisdizione ordinaria civile e in quella amministrativa. Di conseguenza, sarebbe veramente arduo negare la natura di danno patrimoniale per le spese sostenute dal contribuente per tutelarsi in sede giudiziaria (onorari dei liberi professionisti, consulenze tecniche ecc.) o per la ritardata erogazione o tardiva restituzione dei rimborsi. Inoltre, nella pendenza irragionevole dei processi tributari, può prodursi al pari delle altre tipologie di cause un danno non patrimoniale come quello esistenziale (patema d’animo, stress psicologico), quello all’immagine da intendersi come una sorta di ricaduta negativa che la protrazione del procedimento processuale può determinare sulle iniziative finanziarie, economiche o societarie del contribuente. Attualmente, purtroppo, per tutti questi tipi di danno viene negata dal giudice di legittimità qualsiasi forma di equa riparazione in nome di una presunta coerenza simmetrica della giurisprudenza della stessa Corte di Cassazione con la giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Tutto questo non è sufficiente a giustificare una grave discriminazione che viene posta a carico di un elevato numero di cittadini italiani coinvolti a vario titolo in processi tributari. Il Legislatore nazionale, assicurando l’equa riparazione del danno anche per l’irragionevole durata del processo tributario, non solo darebbe integrale attuazione ai principi di cui all’art. 111 cost., co. 2°, ma colmerebbe anche una grave lacuna, impedendo la consumazione di ingiustificabili discriminazioni processuali in palese contrasto con i principi di uguaglianza sostanziale incardinati nell’art. 3 e nell’art. 24, cost.. Non essendovi al momento altra possibilità concreta, è auspicabile l’introduzione di una novella che potrebbe trovare un’adeguata sistemazione all’interno dell’art. 2, l. 24 marzo 2001, n. 89 con cui estendere la tutela accordata dalla stessa legge anche alla irragionevole durata del processo tributario. Parallelamente è indispensabile un rinnovamento da parte dell’avvocatura al fine di assicurare un’ elevata qualità della prestazione e della qualificazione professionale dell’avvocato del libero foro: l’accesso alla professione forense, la formazione, l’aggiornamento, la specializzazione sono i cardini di una riforma che tenga conto delle esigenze di modernità e di tutela dei diritti di libertà e di difesa del cittadino con un occhio particolarmente attento all’area sovrannazionale in modo da avvicinare la professione dell’avvocato italiano a quella che si svolge in altri Stati aderenti all’Unione Europea. Questo libro si inserisce in una situazione della giustizia nazionale certamente non idilliaca che vede il nostro Paese occupare una posizione elevata nella classifica degli Stati meno virtuosi stilata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali con sede a Strasburgo presso i cui giudici risultano pendenti, alla data del 31 dicembre 2008, ben 4.200 ricorsi a carico dell’Italia di cui 2.600 riguardanti l’eccessiva durata dei processi. Per la prima volta nel panorama editoriale giuridico un’opera offre l’analisi sistematica ed interdisciplinare, analizzando partitamente tutte le complesse e articolate questioni inerenti l’applicazione della l. 24 marzo 2001, n. 89 alle diverse tipologie di processo, indicando al lettore (magistrato e avvocato) lo strumento operativo e funzionale più idoneo per adottare le decisioni giudiziali e per scegliere le più opportune strategie processuali. Ampio spazio viene dedicato ai principi informatori della l. 24 marzo 2001, n. 89, commentata articolo per articolo, con approfondimenti sulle diverse responsabilità che possono investire il personale di magistratura, gli ausiliari del giudice, il personale di segreteria degli uffici giudiziari (responsabilità per danno erariale, responsabilità dirigenziale, responsabilità disciplinare). Una opportuna finestra viene aperta sul danno esistenziale alla luce delle recenti sentenze della Corte di Cassazione. Nella parte terza del volume si analizzano le questioni applicative della l. n. 89 del 2001 riguardanti il processo civile con un’analisi in merito anche alla lite temeraria, alle persone giuridiche e alla recente riforma del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, introdotta dalla d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, con marcate connotazioni deflative del contenzioso e con significativi profili di semplificazione del procedimento processuale davanti alla Suprema Corte. Nella parte quarta viene esposto il risarcimento del danno per l’irragionevole durata del processo amministrativo con approfondimenti riguardanti: il rapporto tra l’arretrato nella Giustizia amministrativa e il giudizio cautelare; la funzione della domanda di fissazione e l’istanza di prelievo rispetto all’applicazione della l. 24 marzo 2001, n. 89; il nuovo fenomeno dei ricorsi collettivi davanti alla Corte di appello; l’individuazione della Corte di appello competente; la rilevanza dell’attività svolta dalla p.a. rispetto al processo per l’equo risarcimento del danno per irragionevole durata del processo; l’applicabilità del principio del giusto processo al contenzioso nel pubblico impiego; gli strumenti processuali previsti dal d.l. 25 giugno 2008, n. 112 per contenere e ridurre l’arretrato delle cause. Nella parte quinta del volume si analizzano le questioni che investono l’applicazione della l. n. 89 del 2001 al processo penale con un’attenzione particolare rivolta alle modalità e ai criteri per calcolare il termine per l’irragionevole durata del giudizio, al danno risarcibile e ai limiti sulla rilevanza dell’esito del processo sulla concessione dell’equo indennizzo. Nella parte sesta del libro vengono esaminati i rapporti tra giudizio contabile davanti alla Corte dei Conti e l. 24 marzo 2001, n. 89: giusto processo contabile; equo risarcimento del danno per irragionevole durata del processo pensionistico. Infine, nella parte settima della pubblicazione si prende in considerazione il processo tributario di cui si esamina l’ordinamento in cui si inserisce e la posizione della giurisprudenza europea e nazionale, mettendosi in evidenza la necessità di una rapida modifica alla l. 24 marzo 2001, n. 89 per consentire una integrale risarcibilità del danno causato dalle lungaggini giudiziali che purtroppo nel nostro Paese investono anche la giustizia tributaria. L’opera editoriale viene pubblicata nel momento in cui, a seguito della applicazione della l. 24 marzo 2001, n. 89, nell’intervallo temporale compreso tra la sua entrata in vigore e il 31 dicembre 2008, sono stati emessi complessivamente 37.903 decreti dalle rispettive Corti di appello con un esborso complessivo per il pubblico erario pari a ottantuno milioni di euro. Questo tipo di contenzioso costituisce una consistente percentuale di cause gravanti sulla già immobile giurisdizione ordinaria civile e un ingente volume di lavoro per gli avvocati del libero foro, ma al contempo non allinea l’Italia agli altri Paesi esteri. Purtroppo sono veramente lontani i tempi in cui la giustizia era il cuore dello Stato, quando, come in Roma antica, gli imperatori, arrestavano interi eserciti in marcia per amministrare la giustizia richiesta da un anonimo cittadino di una sperduta provincia dell’Impero. ANNO XII – A.R.S.G.
I provvedimenti cautelari nel processo CIVILE, amministrativo, penale, amministrativo – contabile e tributario di Maria Caterina Buonfardieci, Daniele De Bellis, Maurizio De Paolis, Livio Lavitola, Pierluigi Milite, Gerardo Russillo e Giuseppina Schettino con il coordinamento di Maurizio De Paolis, 2008, Maggioli Editore
La Giustizia non rappresenta un organismo a sé stante, astratto e autosufficiente, infatti si deve intendere come una parte integrante e irrinunciabile di un più complesso sistema di diritti, doveri, poteri e responsabilità che compenetra l’intera vita sociale ed economica del nostro Paese, contribuendone allo sviluppo e alla competitività sul piano internazionale. I problemi della Giustizia si devono affrontare, considerandoli non già come questioni peculiari di un comparto separato dalle istituzioni del Paese, o nella sola prospettiva dei rapporti tra i poteri dello Stato, ma soprattutto come problematiche di funzionalità complessiva di un servizio pubblico indispensabile, da rendere in tempi compatibili con le esigenze dei singoli cittadini e dell’intera società. La costituzione afferma che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” (art. 101 cost.) e che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” (art. 104 cost.). I costituzionalisti nel riconoscere un potere giudiziario, precisano che si tratta di un potere senza sovranità, in quanto strettamente connesso all’erogazione di un servizio pubblico, appunto il “servizio giustizia”, non verticistico, ma “diffuso” in maniera capillare. Si tratta di un potere esercitato nella pienezza dei suoi contenuti da ogni giudice, nell’ambito di un’architettura costituzionale che privilegia il momento della garanzia attuato mediante l’esercizio della giurisdizione. Un potere non politico, non connesso a “meccanismi” di rappresentatività, ma solo a “ingranaggi” di terzietà, indipendenza e professionalità; d’altro canto, proprio perché la Magistratura costituisce un potere “diffuso”, è necessario che ogni singolo Magistrato sia pienamente consapevole della portata degli effetti, talora assai rilevanti, che un suo atto può produrre. Pertanto, sarebbe necessario che ciascun Magistrato valutasse non soltanto le ragioni del caso concreto oggetto di causa, ma anche le conseguenze complessive dell’esercizio di tale potere, tenendo in giusta considerazione non solo quelle dirette, endoprocessuali, riflesse direttamente sulle parti, ma anche quelle che, inevitabilmente, si potrebbero produrre erga omnes, e che oggi assumono una rilevanza nuova e inconsueta: da un lato, sul diritto vivente alimentato dalla giurisprudenza, dall’altro, sull’intero sistema sociale ed economico. Nell’attuazione del “servizio giustizia”, costituisce priorità evidente il bilanciamento tra la durata ragionevole del processo e i fattori di complessità propri di questo settore, da perseguire senza logiche produttivistiche che finirebbero per compromettere e ridurre in maniera sensibile gli spazi di indipendenza, i livelli di democraticità del “servizio” e la qualità delle singole decisioni. L’obiettivo del pieno recupero della funzionalità del “servizio giustizia” si deve basare su una costante valutazione dei costi sostenuti con il denaro dei contribuenti e su di una comparazione diretta fuori dei confini nazionali ed indirizzata verso gli altri Paesi aderenti all’Unione Europea. Il problema centrale, che unifica idealmente tutti i settori della Giustizia continua ad essere quello dell’efficienza. Si tratta di una questione che investe direttamente i cittadini con effetti dirompenti ogni volta che i tempi processuali si dilatano a dismisura. Eppure sono passati già alcuni anni da quando, dando attuazione alla disposizione incardinata nell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, venne introdotto nel nostro Paese, con forza discendente soltanto dalle leggi di rango costituzionale, il principio del giusto processo, che ha un postulato naturale nella sua ragionevole durata. Il nuovo testo dell’art. 111 cost. ha un obiettivo primario: realizzare un ordinamento giudiziario in cui il giudice ordinario (civile e penale), amministrativo, contabile e tributario, conservando la posizione di imparzialità, possa assicurare l’applicazione delle norme in spazi temporali ragionevoli all’interno di un procedimento processuale fondato sull’integrale rispetto del contraddittorio tra le parti. Questo traguardo ambizioso impone una globale rivisitazione dell’intero apparato giudiziario il cui architrave si deve poggiare necessariamente sull’efficienza della Magistratura e del personale di segreteria per il perseguimento di risultati tangibili che si possono ottenere solo con una nuova attenzione di tipo manageriale nella gestione dei singoli uffici giudiziari. Efficienza e garanzie: un binomio di valori intrinsecamente uniti che devono contribuire all’integrale ed equilibrata applicazione del potere giurisdizionale. A questo risultato devono contribuire gli avvocati dell’Avvocatura di Stato e del libero foro con difese curate con sobrietà ed essenzialità, a cui devono far riscontro i Magistrati attraverso provvedimenti giudiziali strutturati su motivazioni puntuali ed essenziali. A confermare la reazione dei cittadini verso le lungaggini processuali vi è il notevole numero di ricorsi, presumibilmente destinati a crescere nel prossimo futuro, nonostante taluni tentativi legislativi di arginarne l’espansione, che si sono riversati sulle cancellerie delle Corti di Appello con l’intento quantomeno di ottenere dallo Stato il risarcimento del danno patito per l’eccessiva durata dei processi. L’incremento di questo “nuovo” tipo di contenzioso è attribuibile alla maggiore vicinanza del giudice nazionale ai ricorrenti, rispetto alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo. In tale quadro, non certamente idilliaco, si inserisce questo volume che colma una lacuna editoriale: per la prima volta nel nostro Paese viene scritto e pubblicato un libro che affronta in maniera organica e sistematica tutte le complesse problematiche processuali relative ai provvedimenti cautelari davanti al giudice civile, amministrativo, amministrativo-contabile, penale e tributario. Nell’ambito della Parte Prima dell’opera, gli Autori, dopo aver esaminato la disciplina generale dei provvedimenti cautelari, si soffermano su tutte le tipologie di misure incardinate nel libro quarto, titolo primo, capo terzo del codice di procedura civile, analizzando diffusamente il sequestro (sequestro giudiziario, conservativo, liberatorio) la denuncia di nuova opera e di danno temuto, i procedimenti di istruzione preventiva e i provvedimenti di urgenza. Inoltre, gli Autori trattano i provvedimenti cautelari in materia di separazione e divorzio, approfondendo anche le misure contro la violenza nelle relazioni familiari, che costituisce purtroppo un fenomeno in continua costante espansione. Ampio spazio viene dedicato alla materia dei provvedimenti cautelari relativi alle società, all’ arbitrato, alla proprietà industriale e alla tutela degli interessi collettivi dei consumatori. Il libro, nella Parte Seconda, si occupa del processo amministrativo proponendo al lettore l’intero svolgimento del giudizio cautelare dal momento dell’instaurazione fino a quello centrale dell’esecuzione del rimedio concesso dal giudice. Si pongono in evidenza in modo particolare le “tradizionali” ordinanze di sospensiva: i presupposti per concederle (pregiudizio grave e irreparabile, fumus boni iuris), l’appello cautelare, la revocazione, la revoca, la modifica e infine l’esecuzione. Il libro riesce a sottolineare in maniera armonica tutte le innovazioni introdotte nel rito cautelare dalla legge 21 luglio 2000, n. 205, collocandole con chirurgica precisione nel tradizionale corpo processuale; pertanto, il lettore dispone di un’integrale visione del giudizio cautelare che si celebra innanzi al giudice amministrativo. Una particolare attenzione viene dedicata al deposito cauzionale, al passaggio dall’udienza cautelare a quella di merito, alla decisione di merito con sentenza in forma semplificata, alla liquidazione delle spese di giudizio, all’ingiunzione di pagamento, alle misure cauteri provvisorie. Infine, un capitolo è dedicato persino alla tutela cautelare ante causam nelle controversie sui contratti della pubblica amministrazione, sulle infrastrutture e sugli insediamenti produttivi strategici alla luce dell’art. 245, d. lgs. n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici). Nella Parte Terza della pubblicazione si espongono le questioni attinenti ai provvedimenti cautelari nel processo amministrativo contabile. Dopo una esaustiva esposizione delle funzioni svolte dalla Corte dei Conti, viene trattato l’argomento dei provvedimenti cautelari adottabili nel processo contabile per responsabilità amministrativa dei pubblici dipendenti e degli amministratori come il sequestro conservativo e la conversione del sequestro conservativo in pignoramento. Si trattano pure i provvedimenti cautelari emessi dal giudice contabile nel corso del giudizio pensionistico come la sospensione della sentenza di primo grado pronunciata dalle sezioni regionali della Corte dei Conti, l’ingiunzione di pagamento provvisionale, il sequestro di somme illegittimamente percepite da terzi, il pagamento di una cauzione da porsi a carico della parte ricorrente. Completa la panoramica della Parte Terza del libro l’esame dei provvedimenti cautelari posti a garanzia patrimoniale del credito vantato da una pubblica amministrazione come la ritenuta cautelare ai sensi dell’art. 73, r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 e dell’art. 1, l. 19 gennaio 1939, n. 295, l’ipoteca, il recupero e la riscossione del credito in via amministrativa attraverso le ritenute e con il pagamento rateale. Nella Parte Quarta, gli Autori trattano dei provvedimenti cautelari nel processo penale, evidenziando le misure cautelari personali (interdittive, coercitive e custodiali), le misure pre – cautelari (fermo e arresto) ovvero le misure cautelari reali (sequestro preventivo, conservativo, probatorio) affrontando le numerose problematiche inerenti alle diverse forme di impugnazione. Una illuminante finestra viene molto opportunamente aperta sulle misure di prevenzione che vengono sistematicamente inquadrate, superando di slancio i numerosi e tradizionali ostacoli ottenendo una trattazione lineare ed organica. Si tratta di un complesso di norme che, riguardando le persone pericolose per la società, consentono l’adozione di provvedimenti amministrativi e in sede giudiziaria come il rimpatrio dei cittadini comunitari ed extracomunitari, la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive che interessano tutti i settori della nostra società dove, purtroppo, i problemi dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini risultano particolarmente gravi e a tutt’oggi non del tutto risolti, o, quantomeno, non fronteggiati con efficacia così come avviene in tutti i Paesi del continente europeo. Una analisi approfondita viene svolta dall’Autore sulle misure cautelari patrimoniali, come il sequestro per reati di mafia, il sequestro d’urgenza, la confisca e la sospensione della licenza di pubblici esercizi per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Infine, nella parte Quinta dell’opera l’Autore non si limita ad analizzare il processo tributario sotto l’aspetto cautelare: sospensiva, decreto cautelare d’urgenza, provvedimenti cautelari ex art. 700 c. p. .c, ma si sofferma anche sulla loro impugnazione e sul reclamo ex art. 669 – terdecies c. p. c., offrendo, inoltre, una completa panoramica del regime giuridico e della riscossione dei tributi ovvero delle diverse tipologie di sanzioni irrogabili nel campo tributario (sanzioni penali, civili e amministrative). Il volume analizza tutte le diverse categorie di provvedimenti cautelari che trovano applicazione all’interno del processo civile, amministrativo, amministrativo – contabile, penale e tributario offrendo uno strumento completo che illustra al lettore le diverse ed articolate modalità di impiego di siffatti provvedimenti. Si tratta di un integrale excursus che attualmente non si trova presente in alcun catalogo editoriale. Pertanto, con questo libro si intende colmare la lacuna riscontrata nelle pubblicazioni giuridiche riguardanti le misure cautelari. Tra l’altro, spesso, sono proprio i provvedimenti cautelari che assicurano una immediata tutela degli interessi delle parti in causa, stante ancora una durata dei processi particolarmente lunga, nonostante l’inserimento del principio del giusto processo nella stessa Costituzione del nostro Paese e l’approvazione della L. n. 89 del 2001 sulla irragionevole durata dei giudizi processuali. Il lavoro si connota per la presenza di un nutrito formulario di atti che accompagna ciascuna delle cinque parti del volume corredato da un CD che, oltre a riportare gli atti processauli, contiene i testi integrali delle sentenze citate dagli Autori. Il volume, supportato da un indice analitico sistematico strutturato per grandi voci e sottovoci, è connotato da particolari accorgimenti grafici (parole in neretto) inserite nel corpo dei singoli paragrafi e sottoparagrafi che costituiscono un pratico percorso di lettura ovvero una funzionale messa in evidenza di numerosi termini richiamati nell’indice analitico onde facilitare la già scorrevole consultazione dell’opera e la ricerca dei singoli istituti. Il libro, caratterizzato dalla una natura interdisciplinare, si offre agli operatori giuridici (avvocati e magistrati) come un ausilio pratico ed operativo supportato da una “robusta” ed aggiornata casistica giurisprudenziale inerente soprattutto alle giurisdizioni superiori: Corte di Cassazione, civile e penale; Consiglio di Stato; Corte dei Conti e Commissione tributaria centrale. La pubblicazione può essere utilizzata anche per la preparazione dei pubblici concorsi per il conseguimento della abilitazione all’esercizio della professione forense ovvero per accedere alle diverse magistrature: ordinaria, civile e penale, amministrativa e amministrativa – contabile.
LE RESPONSABILITA’ DEI DIPENDENTI E DEGLI AMMINISTRATORI PUBBLICI di Maurizio DE PAOLIS, 2007, Maggioli Editore I profili della responsabilità amministrativa e del suo processo sono stati sensibilmente rimodellati con la riforma introdotta nell’arco temporale 1994-1996. Le innovazioni apportate mirano, da un lato, ad attenuare il "peso" di questa particolare tipologia di responsabilità e, quindi, il timore dalla stessa ingenerato, così che non possa scoraggiare i funzionari e gli amministratori nella ricerca di soluzioni innovative e più rischiose, con pregiudizio del basilare principio del buon andamento della Pubblica Amministrazione; dall’altro, ne accentuano il carattere personale e sanzionatorio per renderla operante come deterrente dei comportamenti irregolari e dannosi. Appartengono al primo gruppo la limitazione alla colpa grave dell’elemento soggettivo dell’illecito e la possibile diminuzione dell’addebito a favore di quei soggetti che, con il loro comportamento, avessero, comunque, fatto conseguire dei vantaggi non solo all’Ente danneggiato ma anche alla comunità amministrata; rientrano nel secondo gruppo l’espressa affermazione del carattere personale e dell’intrasmissibilità agli eredi di questa responsabilità; nonché l’esclusione della regola della solidarietà tra i coautori del danno, da valere anche nel caso di deliberazioni collegiali. Il progetto riformatore che sta emergendo conduce ad un istituto profondamente rinnovato, che corrisponde a finalità e presenta caratteristiche del tutto peculiari distinte da quelle dell’illecito civile, a cui in passato era stato assimilato dalla giurisprudenza. Non mancano, però, discrasie e contraddizioni e, soprattutto, lacune da colmare, inevitabili per il modo disorganico e frammentario con cui il Legislatore ha finora operato, sulla base di spinte contingenti e unilaterali spesso emergenti dalle “alluvionali” norme incardinate nelle leggi finanziarie. Occorre che il processo riformatore sia ripreso e portato a termine nella definizione di un modello di responsabilità, complementare ai controlli esterni e funzionante quale elemento di chiusura dell’articolato sistema di garanzie del buon andamento, che fa capo alla Corte dei Conti. E, in questa prospettiva, potrebbero trovare spazio, in casi particolari, anche misure sanzionatorie di carattere non patrimoniale, di maggiore effetto deterrente secondo l’esperienza straniera, quali, per i pubblici amministratori, limitazioni al diritto di elettorato passivo e, per i dipendenti pubblici, restrizioni nella progressione in carriera o nell’assegnazione delle funzioni. Le pubbliche amministrazioni devono inviare tempestivamente alla procura della Corte dei Conti competente per territorio le denunce relative al verificarsi di un danno erariale, in cui devono essere dettagliate le circostanze che abbiano determinato l’evento adoperandosi per mettere in mora con sollecitudine i soggetti (pubblici dipendenti e amministratori) al fine di non contribuire a far prescrivere l’azione processuale esperibile dal Pubblico Ministero contabile. In questo modo si può effettivamente applicare la regola della collaborazione tra gli organi amministrativi e quelli giurisdizionali per tutelare appieno l’interesse pubblico. Per non appesantire l’operato delle amministrazioni si potrebbe anche consentire che, in luogo di singole segnalazioni, siano inviati periodicamente, (ad es. con cadenza semestrale), rapporti – denuncia mediante i quali vengano segnalati gli eventi dannosi per la finanza pubblica. Questi utili accorgimenti procedurali sono stati recepiti nell’opportuna nota del Procuratore Generale della Corte dei Conti n. 9434/2007 resa necessaria in quanto durante questi ultimi anni, mentre si sono avuti numerosi interventi della stessa Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, per delimitare i confini perimetrali della competenza giurisdizionale della Corte dei Conti, quasi nulla è stato fatto dal Legislatore nazionale per rendere più incisivi gli effetti prodotti dal danno erariale nella sfera giuridica dei soggetti danneggianti. La pubblicazione compare nelle librerie in una fase di profonda trasformazione dell’intera amministrazione proiettata verso gli standars qualitativi europei, ma ancora sostanzialmente lontana da essi in molti uffici centrali e locali del nostro Paese. L’opera analizza, in maniera sistematica, tutte le possibili e variegate tipologie di responsabilità che possono investire i dipendenti pubblici e gli amministratori delle Regioni, ordinarie e a statuto speciale, e degli enti locali territoriali: Comuni, Province, Città metropolitane, comunità montane. Nel momento storico attuale, in cui il cittadino, pressato da un alto livello di tassazione, guarda alla Pubblica Amministrazione come ad un insieme di apparati dai quali ricevere l’erogazione di servizi funzionali, il parametro dell’efficienza si interseca in maniera stretta con quello della responsabilità dei soggetti che a vario titolo sono chiamati a gestire la “cosa pubblica”. L’opera si sofferma sul danno erariale diretto e indiretto posto alla base della responsabilità amministrativa e contabile dei funzionari ovvero degli amministratori pubblici, analizzato con profonda attenzione e minuziosa cura nelle sue diverse componenti strutturali: natura giuridica; rapporto di servizio; condotta illecita; elemento psicologico; nesso causale; termine di prescrizione dell’azione processuale; vantaggio dell’Amministrazione danneggiata e potere riduttivo dell’addebito; obbligo di denuncia dei fatti dannosi. Parimenti vengono trattati anche gli aspetti processuali del giudizio contabile che si svolge davanti alla Corte dei Conti competente a pronunciarsi sulla responsabilità amministrativa – contabile; in tal modo il lettore dispone anche di tutti gli strumenti operativi procedurali per agire nelle competenti aule giudiziarie. Il volume evidenzia anche le responsabilità identificabili nel danno erariale indiretto scaturente dalle attività amministrative illegittime o poste in essere con ritardo dalla P.A. ogni volta che il giudice amministrativo la condanni a risarcire il danno sopportato dal privato, persona fisica o giuridica. Restando nell’alveo del danno erariale indiretto, il libro si occupa persino delle specifiche responsabilità dei funzionari responsabili dei singoli procedimenti amministrativi e delle molteplici responsabilità per tutte le procedure inerenti all’accesso ai documenti amministrativi: accesso presso gli Enti locali e le Regioni, accesso conoscitivo, accesso endoprocedimentale, accesso ambientale, accesso nell’attività contrattuale della P.A. dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti pubblici (Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163), alla luce delle novelle introdotte dal Decreto Legislativo 31 luglio 2007, n. 113 e del relativo regolamento di esecuzione. Ampio spazio è dedicato alla responsabilità dirigenziale con riferimento anche al danno erariale per disorganizzazione degli uffici e dei servizi pubblici con una valutazione sull’eventuale coinvolgimento delle stesse associazioni sindacali; alla responsabilità disciplinare; alla responsabilità civile in generale e in particolare degli insegnanti, dei sanitari, dei dipendenti degli Enti locali; alla responsabilità penale attraverso una ricognizione di tutte le variegate tipologie di reati ascrivibili ai dipendenti pubblici. Uno sguardo attento viene rivolto alla nuova sentenza della Corte Costituzionale 13 luglio 2007, n. 272 che, attribuendo la quantificazione del danno erariale alla giurisdizione del solo giudice contabile, circoscrive la competenza del giudice ordinario penale in sede di pronuncia sull’azione civile esclusivamente alla condanna generica dell’imputato. Dopo la menzionata sentenza n. 272 si aprirà una “nuova stagione” nei rapporti tra il giudice ordinario penale e il giudice contabile per il risarcimento del danno erariale, anche non patrimoniale, cagionato alla P.A. a seguito della commissione di un reato da parte di un dipendente o di un amministratore pubblico. Infatti, in precedenza l’esercizio dell’azione civile in sede penale da parte dell’amministrazione danneggiata precludeva la proponibilità dell’azione di responsabilità per danno erariale esercitatile dal P.M. contabile davanti alla Corte dei Conti. Si ammetteva, cioè, che, una volta formatosi in quella sede il giudicato sull’an e sul quantum, veniva impedita l’azione di responsabilità amministrativa – contabile presso la Corte dei Conti. Quindi era il giudice penale che rispondeva alla domanda civile circa la sussistenza o meno del danno e sulla sua entità. Dopo l’intervento della Corte Costituzionale, il giudice ordinario penale, in sede di pronuncia sull’azione civile è titolare di una competenza circoscritta alla sola condanna generica dell’imputato costituente una mera declaratoria iuris, mentre rientra nella giurisdizione della Corte dei Conti la quantificazione del danno erariale sopportato dalla P. A.. Ciò rappresenta un corollario naturale discendente da una precedente sentenza della Corte Costituzionale, la n. 183 del 2007, secondo la quale, per determinare la risarcibilità del danno erariale, occorre sempre una valutazione discrezionale ed equitativa compiuta dal giudice contabile, che, sulla base dell’intensità della colpa, intesa come grado di scostamento dalla regola che si doveva seguire nel caso concreto, stabilisce quanta parte del danno subito dall’amministrazione debba essere addossato al convenuto. La trattazione della responsabilità penale è particolarmente opportuna dal momento che, anche da un punto di vista statistico, trova conferma l’espansione del fenomeno del danno erariale prodotto da fatti illeciti rilevanti sotto il profilo penale in materia di peculato, di fatti corruttivi, di appropriazione indebita, ecc., spesso connessi ad attività di verifica fiscale, di appalto di pubbliche opere o forniture. Anche il fenomeno del mobbing trova ospitalità in questa innovativa pubblicazione editoriale sulle responsabilità che se ne occupa approfonditamente inquadrandolo nel settore del lavoro pubblico ove si sviluppa soprattutto in particolari comparti come le Autonomie locali e il Servizio Sanitario Nazionale. Il mobbing si manifesta attraverso un complesso di violenze morali e psicologiche eserciate sul luogo di lavoro non dissimili da quelle che caratterizzano il così detto “nonnismo” degli ambienti militari, in forte regressione, e soprattutto il “bullismo” dei giovani, in continua, preoccupante espansione. L’opera è supportata da un solido architrave formato da aggiornati riferimenti giurisprudenziali mediante i quali i dirigenti e i funzionari delle Amministrazioni dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali e degli Enti pubblici possono agevolmente risolvere i casi concreti che si presentino nella gestione degli uffici pubblici. Il lavoro editoriale, supportato da un articolato indice analitico per voci che ne facilita la già scorrevole consultazione, si offre come un adeguato e pratico supporto anche per tutti gli operatori giuridici come gli avvocati e i magistrati. Infine, il libro può essere utilizzato anche da tutti i dipendenti pubblici per non incorrere nelle maglie sempre più strette della responsabilità amministrativa e per contribuire con il loro corretto operato a rendere più efficiente l’intera P. A, ovvero rappresenta un valido ausilio per la preparazione dei concorsi pubblici.
Il risarcimento del danno nel processo civile, amministrativo, amministrativo – contabile, penale e tributario di Maria Vittoria LUMETTI, Maurizio DE PAOLIS, Paola FICCO, Maria Caterina BUONFARDIECI con il coordinamento di Maurizio DE PAOLIS, seconda edizione, 2007, Maggioli Editore
Il principio di economicità qualifica normalmente comportamenti ispirati a criteri di parsimonia e, con riguardo all’ amministrazione pubblica, può riferirsi indifferentemente ai modi di organizzare gli uffici e i servizi, al lavoro dei dipendenti ovvero alla utilizzazione delle risorse finanziarie ed umane a disposizione in un determinato momento storico. Senso della misura ed equilibrio nella organizzazione e nell’uso delle menzionate risorse sono formule particolarmente utili nella cura della res publica, considerato anche che risulta endemica la scarsezza di ogni tipologia di mezzi a disposizione della P. A., a fronte della quale si contrappongono obiettivi sempre più complessi che devono essere perseguiti dai pubblici apparati onde allinearsi agli standars degli altri Paesi aderenti all’Unione europea. Il principio di economicità rientra, a pieno titolo, nei canoni di vertice dell’azione amministrativa insieme ad altri principi quali l’efficienza, l’efficacia, la pubblicità, l’obbligo di conclusione dei procedimenti nei termini prefissati dall’ordinamento, l’obbligo di motivazione dei provvedimenti, la partecipazione dei soggetti privati all’attività amministrativa, la sussidiarietà verticale e orizzontale. L’eventuale confliggenza tra tali principi viene risolta attraverso il così detto bilanciamento, che si avvale di una tecnica di ponderazione degli interessi fondata su una gerarchia assiologica mobile, ricavabile sia dall’analisi interpretativa delle norme vigenti e dall’analisi soggettiva del singolo caso concreto. Diverso è il rapporto intercorrente tra il principio di economicità e quello di legalità. Tutta l’attività amministrativa, benché caratterizzata dalla discrezionalità, non risulta mai propriamente “libera”; infatti, i fini che si debbono perseguire e gli interessi da soddisfare devono essere ricavati, prima di tutto, dalle fonti legislative e regolamentari e eventualmente, da qualche altro tipo di parametro a condizione che la legge lo preveda o comunque lo consenta. Tutto ciò per permettere il controllo e il sindacato svolti dagli organi giurisdizionali e di controllo. Nel solco scavato, sia pure ancora in superficie, dalla riforma della pubblica amministrazione in senso efficientistico e manageriale, una corrente di pensiero, afferente alla new pubblic management, ha preteso di ricavare dai nuovi testi normativi prodotti in maniera a dir poco alluvionale a partire dalla L. n. 421 del 1992, una diversa gerarchia dei principi generali dell’azione amministrativa. In buona sostanza, la regola dell’economicità, congiunta a quella dell’efficacia e dell’efficienza, riconducibili all’art. 97 della Costituzione finirebbero per sopravanzare e, in alcuni casi, per contrapporsi al canone della legalità. Sebbene il nostro ordinamento giuridico si caratterizzi per una certa ipertrofia, soprattutto per quanto attiene alle regole amministrative, non può essere consentita la disapplicazione di quelle disposizioni che prevedono il rispetto del principio di legalità: quindi il principio di economicità può sempre operare con modalità esplicative ed integrative del principio di legalità ma giammai contrapporsi, prevalendo su quest’ultimo. Purtroppo, il principio di legalità viene certe volte “oscurato” e, per certi versi, dimidiato dalla pletorica legislazione esistente, spesso caratterizzata da norme sovrabbondanti, se non addirittura contrastanti tra di loro. Ma questo tipo di problema rientrando nell’alveo della tecnica legislativa, potrebbe essere risolto mediante un nuovo modo di legiferare più attento all’analisi dell’impatto che le leggi hanno con il tessuto sociale nelle sue diverse articolazioni. In questo scenario si inserisce il libro che analizza il danno così come emerge nei diversi tipi di processo che caratterizzano l’ordinamento giudiziario del nostro Paese. Tutta l’opera è stata aggiornata con una serie di riferimenti legislativi, giurisprudenziali e dottrinari in modo da fornire al lettore uno strumento pratico ed operativo al pari della prima edizione del libro. Con questo lavoro è stata colmata una lacuna nel panorama editoriale del nostro Paese, in quanto si sentiva e si sente la necessità di disporre di un libro connotato da una struttura interdisciplinare che offra ad avvocati, magistrati, dirigenti e funzionari della P.A. una esaustiva panoramica del danno e della sua risarcibilità viste da diverse angolazioni processuali. La seconda edizione del volume si caratterizza per l’integrale rifacimento della Parte Terza relativa al danno nel processo amministrativo – contabile che oltre ad essere stata completamente riscritta risulta anche notevolmente ampliata in modo da offrire un esauriente panorama sulle conseguenze derivanti dalla responsabilità amministrativa e contabile che gravano in maniera pesante sui dipendenti e amministratori pubblici. Ci si sofferma in modo particolare: sul contenzioso giudiziario contabile nelle autonomie locali per le attività discrezionali dei dipendenti e degli amministratori; sul danno all’immagine della P.A.; sulle opere pubbliche (progettazione, esecuzione e collaudo) dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici; sulle spese di rappresentanza degli enti locali; sulla utilizzazione di somme di denaro a destinazione vincolata e dei fondi comunitari; sulla responsabilità amministrativa per consulenze e collaborazioni esterne; sulla responsabilità amministrativa negli organi collegiali; sulla responsabilità amministrativa nella Sanità pubblica analizzata sia con riferimento ai livelli essenziali di assistenza sia per l’attività chirurgica compresa quella estetica. Risulta notevolmente irrobustita anche la Parte Seconda, Il danno nel processo amministrativo, alla luce delle novelle di rilevanza processuale introdotte alla L. n. 241 dalla L. n. 15 e n. 35 dell’anno 2005 ovvero a seguito di talune sentenze della Corte Costituzionale, della Corte Suprema di Cassazione e del Consiglio di Stato relative soprattutto al riparto di giurisdizione e alla così detta “pregiudiziale amministrativa” pronunciate nel periodo compreso tra il 2003 – 2007. Una attenta valutazione è stata fatta sulle tematiche che investono i vizi formali non invalidanti l’atto amministrativo. Parimenti potenziata è la Parte Prima dell’opera che riguarda Il danno nel processo civile con nuovi paragrafi dedicati alla responsabilità civile in campo sanitario e in tema di tutela della privacy. Integralmente riscritto è anche il Capitolo Terzo della Parte Quarta, Il risarcimento del danno nel processo penale, riguardante il danno ambientale alla luce del Decreto Legislativo n. 152 (Codice ambientale). Infine, la Parte Quinta dell’opera, Il danno nel processo tributario tratta il rito processuale aggiornato alle ultime modifiche introdotte nell’anno 2005 e le tematiche relative all’assoggettamento fiscale delle somme erogate dai soggetti privati ovvero dalla P.A. a qualsiasi titolo risarcitorio con alcune opportune valutazioni inerenti anche all’applicabilità della L. n. 89 (irragionevole durata del processo) ai giudizi tributari.
Maurizio De Paolis Vice Presidente A.R.S.G. -Associazione Romana di Studi Giuridici-
COMMENTARIO AL CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
di Tiziana Autieri, Maurizio De Paolis, Maria Vittoria Lumetti e Sveva Rossi. Maggioli Editore.
La crescita economica ha accresciuto enormemente la disponibilità di beni e servizi, fornendo ad un immenso numero di individui la libertà dai bisogni primari e le opportunità di realizzazione personale in precedenza precluse a chi ci aveva preceduto. Tuttavia, è noto, che la crescita dell’economia si è verificata anche mediante il ricorso massiccio (e senza precedenti nella storia del Pianeta) del “capitale naturale”, scaricando sugli ambienti, sulle collettività e sulle generazioni future una enormità di costi economici, sociali, sanitari, ambientali, psicologici: i figli naturali di quella medesima crescita. Ricchezza, per moltissimi di noi, evoca oro, denaro e gioielli e del resto essa è definita da molti dizionari come “tutte le proprietà che hanno un valore monetario o un valore di scambio”. Mai nessuno (se non in sporadici ed illuminati casi [1]) ha aggiunto al termine ricchezza l’aggettivo “naturale”. Il che indica quanto raramente, nel nostro ambito mentale, riusciamo ad associare al concetto di risorsa naturale quello di valore. Va sottolineato, ad onor del vero, che la dizione “beni culturali e del paesaggio” fa in modo che tali risorse comincino ad essere considerate da un punto di vista di valore. Il presente “Commentario al Codice dei beni culturali e del paesaggio” fornisce un importantissimo ausilio al nuovo modo di intendere questi beni, nella loro più ampia accezione di risorsa non da sfruttare ma da valorizzare, oltreché ovviamente, da tutelare. Gli Autori, infatti, si occupano degli aspetti relativi al rinnovamento dei beni culturali, visti nell’ottica, appunto, della valorizzazione declinata attraverso le misure di protezione e di conservazione; la circolazione in ambito nazionale ed sovranazionale; le ricerche; i ritrovamenti; le scoperte; la fruizione dei beni culturali ed i principi della loro valorizzazione; l’apparato sanzionatorio. Del pari, i beni del paesaggio sono illustrati (fedelmente allo spirito del “Codice”) attraverso la chiave di lettura non solo della tutela, ma anche della loro valorizzazione ed individuazione; della pianificazione paesaggistica; del controllo e della gestione; della disciplina sanzionatoria. Il tutto, sempre, con un particolare riguardo al procedimento per il rilascio dell'autorizzazione. Amore di dettaglio viene profuso nell’analisi della sanatoria dei reati paesaggistici (legge n. 308/2004, che ha profondamente mutato il “Codice”) e dei due regimi di sanatoria previsti dalla disciplina; del procedimento per la richiesta di sanatoria; del parere di compatibilità paesaggistica; del parere della Soprintendenza; del sistema punitivo La valutazione del "Codice” non si presta a facili, e frequenti, semplificazioni ma deve essere condotta rispettando la sua complessità e innovazioni contenute. Altrettanto sicuramente esso presenta aspetti, generali e specifici, che sollevano dubbi o vere e proprie critiche. Infine, occorre chiedersi quale è il sistema verso il quale si sta andando e quali le sono le azioni che ne possono sorreggere l'evoluzione in senso positivo. Le valutazioni conclusive devono essere articolate su ognuno di questi aspetti. Il capillare e sapiente lavoro degli Autori del Commentario al “Codice” fa tutto questo, ponendo anche l’accento sulle innovazioni che si sono avute in materia di circolazione dei beni, passata dalla originaria generale inalienabilità ad un sistema articolato su tre livelli: - beni assolutamente non alienabili (articolo 54); - alienabilità controllata previa autorizzazione condizionata alla tutela, al godimento pubblico, alla destinazione d’uso compatibile (articolo 55); - semplice autorizzazione in tutti gli altri casi (articolo 56) E’, dunque, a questi Autori che va un deciso “grazie” per aver saputo trasmettere i nuovi orientamenti in tema di diritto dei beni culturali e di essersi resi mediatori di un importante passaggio culturale realizzato dal “Codice”: il passaggio dal concetto di tutela (intesa come protezione e conservazione) a quello di valorizzazione e fruizione che, però, mai da quella tutela prescinde. Né tacciono gli Autori dei nodi problematici del testo, in ordine (ad esempio) al “procedimento” dove, con il superamento del sistema degli elenchi (per i soggetti pubblici) e la conseguente dichiarazione di interesse culturale che comporta singole declaratorie per i singoli beni e, soprattutto, la fine della "presunzione di culturalità" di beni pubblici cui, in attesa della richiesta dichiarazione, si provvede ad estendere in via cautelativa la tutela. E’ per questo che la previsione del silenzio-assenso (previsto dall’articolo 12, ultimo comma) appare incongrua rispetto alla “ratio” dell'intero articolo 12, probabilmente illegittima rispetto ai principi costituzionali di cui al precedente articolo 9 e, comunque, limitata alla fase di primo avvio. Né mancano gli Autori di sottolineare l’altra novità procedimentale data dal ricorso amministrativo (di merito e tecnico) previsto avverso la dichiarazione di interesse (articolo 16) ed esteso ai provvedimenti di temporanea immodificabilità per tutela indiretta (articolo 46, comma 4) e diniego circolazione (articolo 69). E’ questa una buona soluzione poiché –da un lato- permette di garantire in concreto l'omogeneità (oggi carente) nell'operato delle Soprintendenze, -dall’altro- poiché appare immune dalle preoccupazioni che in proposito sono state sollevate. La sospensione degli effetti del provvedimento avverso cui è presentato ricorso (articolo 16, comma 2), infatti, non sospende la vigenza delle disciplina cautelativa disposta dal “Codice” per i beni in attesa della dichiarazione di interesse culturale ma rinvia alla determinazione definitiva la questione del “se” e “in quale misura” l’interesse sussista e si sia dunque di fronte non ad un bene solo cautelativamente garantito dalla disciplina dei beni culturali, ma ad un bene culturale propriamente inteso. Resta, tuttavia, la necessità di procedere a forme efficaci e riconoscibili di controllo, di valutazione integrata delle risorse globalmente disponibili e di ripartizione di quelle locali, di censimento e catalogazione del patrimonio culturale, di acquisizione e circolazione di conoscenze su cui costituire “standard” e livelli delle prestazioni, di formazione del personale. A ciò si aggiungono le numerose ipotesi in cui il “Codice” rinvia a criteri da determinarsi in via generale per le più svariate attività. E’, dunque, ovvio che, sin da ora la cooperazione tra il governo centrale e quello locale deve avviarsi e deve poter contare su saperi ed informazioni che solo le cennate attività (ove supportate anche da opere come il “Commentario”) possono garantire.
Paola Ficco Presidente A.R.S.G. -Associazione Romana di Studi Giuridici- [1] D. M. Roodman “La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell’ambiente”, Milano, 1998
IL
NUOVO PROCESSO AMMINISTRATIVO. AGGIORNATO ALLA GIURISPRUDENZA PIU' RECENTE.
TERZA EDIZIONE. 2006. CEDAM
Introduzione alla terza edizione I Tribunali Amministrativi Regionali si stanno dimostrando anno dopo anno l’asse portante su cui poggia la Giustizia Amministrativa. La conferma di questa sintetica affermazione la troviamo nei riscontri statistici che periodicamente ci vengono forniti da Carlo Talice dai quali si desume un numero veramente ristretto di appelli al Consiglio di Stato avverso le sentenze dei giudici amministrativi di primo grado che, se oggetto di gravame, frequentemente vengono confermate dai giudici di Palazzo Spada. Quali possono essere le ragioni che spiegano questo importante fenomeno? Innanzi tutto, le decisioni dei Tribunali Amministrativi Regionali si uniformano all’indirizzo giurisprudenziale del Consiglio di Stato, lasciando alle parti poco spazio di successo per concludere positivamente un eventuale successivo processo di appello. E se l’effetto dissuasivo per le parti private può fondarsi anche sul notevole costo economico di un nuovo giudizio, per la Pubblica Amministrazione, che ha nell’Avvocatura di Stato la naturale difesa giudiziale, il motivo primario che svolge una funzione dissuasiva si deve rinvenire esclusivamente nella perfetta sintonia tra le sentenze di primo grado e i filoni giurisprudenziali del Consiglio di Stato e del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Sicilia. I cittadini dell’ inizio Ventunesimo Secolo, qualora si ritengano lesi in un diritto o in un interesse ovvero, se insoddisfatti dalla condotta della Pubblica Amministrazione, malgrado gli ampi spazi di partecipazione al procedimento amministrativo, non si arrendono e agiscono in giudizio. Il ricorso giurisdizionale al T.A.R. viene sempre più spesso considerato, quanto meno nella sede cautelare, come una sorta di appendice al procedimento, un ulteriore strumento per dialogare con la P.A. su posizioni paritarie nell’ambito del giudizio amministrativo. Il libro, ormai alla terza edizione, esce a ridosso di un’importante riforma della L. 7 agosto 1990, n. 241, che con le novelle introdotte dalla L. 11 febbraio 2005, n. 15 e dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 garantisce in maniera rafforzata la partecipazione dei soggetti interessati ai singoli procedimenti amministrativi nell’ottica della “nuova” Pubblica Amministrazione non più imbrigliata nei formalismi burocratici ma improntata all’efficienza reale e alla trasparenza. Tutti gli originari ventuno capitoli dell’opera sono stati aggiornati ed ampliati tenendo conto, tra l’altro, delle innovazioni di rilevanza processuale della menzionata novella alla L. 7 agosto 1990, n. 241 ( accesso ai documenti amministrativi; vizi di legittimità e nuove anomalie dei provvedimenti amministrativi; silenzio della P.A.) e degli effetti derivanti dalla sentenza manipolativa - additiva della Corte Costituzionale n. 204 del 2004 dirompenti sul riparto di giurisdizione tra la giurisdizione amministrativa e quella ordinaria che sta alimentando una disputa a distanza tra le Sezioni Unite della Corte suprema di Cassazione e l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. Gli Autori, rispetto alla seconda edizione, hanno aggiunto due nuovi Capitoli. Il primo, interamente dedicato al pubblico impiego, risolve le numerose problematiche relative ai criteri utili per individuare il giudice competente a decidere le controversie che insorgono tra i dipendenti e la P.A., valutando i variegati effetti discendenti dalla così detta contrattualizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni statali, regionali, delle autonomie locali e degli enti pubblici nazionali. Un’analisi approfondita ha come oggetto: il reclutamento del personale; la nomina; il periodo di prova; i diritti e i doveri; le mansioni di diritto e di fatto; la progressione di carriera; le responsabilità riguardanti i pubblici dipendenti (responsabilità disciplinare, dirigenziale, civile verso terzi, amministrativa e amministrativa contabile per danno erariale diretto ed indiretto). Il secondo nuovo capitolo affronta le tematiche del giudizio amministrativo in tema di immigrazione che rappresenta una percentuale molto rilevante del contenzioso che si svolge soprattutto davanti ai Tribunali Amministrativi Regionali. Il volume, offrendo il dato giuridico globale (legislazione, giurisprudenza e dottrina) si conferma come un prezioso ed insostituibile strumento per gli operatori del diritto, avvocati e magistrati, ovvero per i funzionari e dirigenti della Pubblica Amministrazione dello Stato, delle autonomie locali e degli Enti pubblici nazionali, rappresentando parimenti un valido ausilio per affrontare i concorsi pubblici e per approfondire gli esami universitari.
L’atto amministrativo: vizi di legittimità e nuove anomalie dopo la L. n. 15/2005. di Maria Vittoria Lumetti, Maurizio De Paolis, Daniele De Bellis, Daniela Paula Borghini, Maggioli Editore, 2005, p. 1 – 645.
Il volume analizza la struttura morfologica del provvedimento amministrativo soffermandosi su tutti gli elementi costitutivi: il soggetto, l’oggetto, il contenuto e la volontà. Una particolare attenzione viene dedicata alla motivazione che rappresenta l’unico mezzo valido per conoscere le ragioni poste dalla P.A. a sostegno dei singoli provvedimenti con cui dare di volta in volta effettiva tutela agli interessi pubblici nei singoli casi concreti. Senza la motivazione anche il diritto di accesso, pur garantito giudizialmente, resterebbe una mera enunciazione di principio: ottenere un documento amministrativo, sia pure attraverso l’intervento del giudice amministrativo senza comprendere la ratio posta dall’amministrazione agente alla base della decisione presa, significherebbe vanificare totalmente il principio di trasparenza dell’azione amministrativa. Gli Autori, dopo aver approfondito le caratteristiche del provvedimento amministrativo (autoritatività, imperatività, degradazione, esecutorietà), svolgono un’attenta disamina degli atti delle Autorità Amministrative Indipendenti, dell’atto amministrativo informatico con uno sguardo proiettato verso il futuro rappresentato dall’e – governement. L’opera dedica un ampio spazio a tutte le complesse problematiche dei tradizionali vizi di legittimità, violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere analizzando al contempo anche le nuove anomalie provvedimentali confluenti in una serie di irregolarità che se solo meramente formali non possono essere rilevanti sotto il profilo giurisdizionale, perché in palese contrasto con la nuova pubblica amministrazione operante per obiettivi e per risultati disancorata dal formalismo ed improntata agli aspetti pratici della effettiva tutela degli interessi pubblici. Una luminosa finestra, molto opportunamente, viene aperta sull’atto amministrativo dell’ Unione Europea, e su quello di taluni singoli Stati del “vecchio” Continente (Spagna, Francia, Germania ed Inghilterra), con un incuriosito sguardo proiettato persino al Sud America e più precisamente all’Argentina. Al lettore risultano di valido ausilio le centinaia di note che impreziosiscono il volume, fornendo un aggiornatissimo panorama giurisprudenziale collegato funzionalmente ai richiami di precedenti del giudice amministrativo posti in evidenza con opportuni accorgimenti grafici alla fine di molti paragrafi e alla pratica raccolta di casistica giurisprudenziale presente nell’appendice del volume, strutturata per grandi voci e sottovoci. La lineare consultazione è ulteriormente facilitata da un pratico indice analitico – sistematico, che costituisce un ulteriore approfondimento del già esaustivo indice generale. Tutto ciò contribuisce a rendere l’opera un lavoro unico nel suo genere, sostanzialmente diverso da altri libri attualmente in circolazione. Inoltre, gli Autori sono stati sapientemente in grado di proporre l’atto amministrativo in una visione ben ancorata alla sua tradizione dottrinaria, ma al contempo moderna, realisticamente unita alla nostra realtà sociale e allo stesso tempo proiettato verso il futuro. In conclusione, si tratta di un lavoro che riconferma per l’ennesima volta l’impostazione scientifica degli scritti realizzati da taluni membri dell’Associazione Romana di Studi Giuridici, sempre fondata sul dato giuridico globale: dottrina, giurisprudenza e legislazione. Intendo rivolgere il mio sentito apprezzamento a ciascuno dei coautori: Maria Vittoria Lumetti, Daniele De Bellis, Daniela Paula Borghini. Infine ringrazio anche Sveva Rossi che ha curato il “cuore” di ogni testo giuridico, l’indice analitico - sistematico. Il libro per la sua facile consultazione e
per la sua capacità di supportare i soggetti nella soluzione dei problemi
pratici, si propone come un valido strumento operativo e funzionale per tutti coloro che agiscono nel
mondo del diritto in generale e di
quello amministrativo in particolare,
costituito da avvocati, magistrati,
funzionari e dirigenti della
P.A.; ovvero, quale mezzo per affrontare con sicurezza le diverse ed
articolate prove dei concorsi pubblici
e per approfondire gli stessi esami
universitari . Maurizio De Paolis Anno VIII A.R.S.G.
COMMENTARIO AL TESTO UNICO SULL’ ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA’
A ACCARDO, M. BORGO, B.G. CARBONE, A. CIMELLARDO, M. DE PAOLIS, S. DE PAOLIS, M.V. LUMETTI, V. MASCELLO, S. MINIERI, D. PALLOTTINO, S. ROSSI, G. SCHETTINO con il coordinamento di Maurizio DE PAOLIS e di MICHELE PALLOTTINO, Maggioli Editore, 2004, p. 1 – 589. Il nuovo testo unico, introdotto con il D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, prevede un’organica riforma relativa all’espropriazione. Esso si pone in perfetta sintonia con l’esecuzione del programma di semplificazione, delegificazione e razionalizzazione mediante testi unici delineato dall’art. 20, L. 59/1977 e dagli artt. 7 e 8, L. n. 50/1999. La riforma, inserendosi nel processo di razionalizzazione del sistema normativo nazionale, si propone di codificare un settore normativo un tempo disciplinato dalla legge fondamentale 25 giugno 1865 n. 235, perseguendo anche lo scopo di armonizzare il diritto interno al diritto comunitario. L’articolato si connota per la continuazione ideale di tutte le rilevanti innovazioni introdotte dal legislatore nel procedimento amministrativo e nel processo che si svolge innanzi ai Tribunali Amministrativi Regionali in primo grado, e davanti al Consiglio di Stato, in appello, anche nell’ottica dell’evoluzione della disciplina della funzione statale di indirizzo e coordinamento, soprattutto dopo la riforma della Parte Seconda, Titolo Quinto della Costituzione. Il riordino della complessa materia relativa all’espropriazione si è concretizzato proprio con la redazione di un testo unico, con il quale è possibile provvedere ad una codificazione per i vari settori delle disposizioni, anche di rango diverso, stratificatesi nel corso degli anni. Il termine semplificazione è stato utilizzato per indicare obiettivi diversi, ma tutti riconducibili allo scopo primario di creare un’amministrazione più efficiente, in modo da avvicinare sensibilmente il livello funzionale della P.A. a quello di altri Paesi aderenti all’Unione Europea. La nuova regolamentazione, dunque, persegue due obiettivi fondamentali: ristrutturare in modo organico le norme in materia di esproprio, succedutesi nell’arco di oltre centotrenta anni; restituire efficienza, efficacia e legalità ad un settore nel quale l’assenza di regole univoche ha determinato incertezze interpretative ed applicative. In tale scenario si inserisce questo volume che, applicando un metodo espositivo chiaro ed operativo, mette a disposizione del lettore un esaustivo commento al nuovo testo unico in grado di illuminare gli aspetti controversi dell’intero e complesso procedimento ablatorio in tutte le sue articolate fasi, comprese quelle concernenti la determinazione e la liquidazione dell’indennità di espropriazione e di occupazione da corrispondere al soggetto privato. Gli autori approfondiscono anche i temi dell’utilizzazione di aree sine titulo, dell’occupazione temporanea ed illecita, della cessione volontaria e della retrocessione, analizzando partitamene perfino le espropriazioni speciali per le opere militari e per i beni culturali. Ampio spazio viene dedicato ai rimedi amministrativi e giurisdizionali messi a disposizione dei cittadini per reagire in maniera adeguata contro gli atti illegittimi posti in essere dall’Amministrazione espropriante ovvero per ottenere il risarcimento del danno discendente da provvedimenti legittimi, ma adottati in ritardo (danno da ritardo). L’opera si caratterizza per la costante presenza di centinaia di note esplicative nelle quali sono incardinati recentissimi precedenti giurisprudenziali che contribuiscono ad approfondire i già dettagliatissimi commenti a tutti gli articoli di cui si compone il D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327. Il libro è supportato da un
pratico indice analitico – sistematico, strutturato su grandi voci e su sottovoci,
che ne favorisce la già lineare consultazione, particolarmente indicata come
validissimo strumento di lavoro non soltanto per avvocati, magistrati e funzionari
pubblici, ma anche per ingegneri, architetti e geometri, sia
liberi professionisti che dipendenti delle Regioni e delle Autonomie Locali, tradizionali, come i Comuni
e le Province, o del tutto nuove, come le Città metropolitane.
COMMENTARIO AL TESTO UNICO DELL'EDILIZIA
Benedetto Giovanni Carbone, Filoreto D’Agostino, Rossella D’Aniello, Gianluca De Nuzzo, Maurizio De Paolis, Simona De Paolis, Massimo Ghiloni, Gabriele Giovannini, Livio Lavitola, Riccardo Lavitola, Carlo Longari, Valeria Mascello, Mariarosaria Mirolla, Giuseppe Parise, Paolo Pittori, Giuseppina Schettino, con il coordinamento di Maurizio DE PAOLIS e di Michele PALLOTTINO, Maggioli Editore, Rimini 2004, p. 1- 750. Il fenomeno dell’urbanizzazione che ha determinato lo spopolamento delle campagne, delle zone alpine e appenniniche ha contribuito alla disordinata creazione di addensamenti periferici lungo le autostrade e le grandi arterie viarie, veri e propri quartieri dormitorio dai quali milioni di persone si spostano ogni giorno per recarsi sul posto di lavoro. Il dissesto idrogeologico, l’incuria dei corsi d’acqua e dei boschi, l’inaridimento dei campi sono un risultato a cui ha contribuito l’urbanesimo. Pensare che nella Roma antica, il legislatore con la lex spoletina del III sec. a.C. era riuscito a proteggere i boschi consacrandoli alla divinità in onore della quale magari si era ritenuto opportuno costruire un tempio, e prevedendo l’irrogazione di pesanti sanzioni penali nei confronti dei soggetti che avessero tagliato gli alberi senza una specifica autorizzazione. Ciò avveniva in una società come quella romana in cui il legname rappresentava un insostituibile materiale da costruzione, ma soprattutto un combustibile necessario alla stessa sopravvivenza; una società che aveva compreso l’importanza dei boschi e delle foreste per la produzione e il ricambio dell’ossigeno nell’atmosfera pur non potendo disporre delle sofisticate conoscenze scientifiche e tecniche del nostro tempo. Il disastro urbanistico del territorio nazionale si è sviluppato in quattro fasi lungo un arco temporale di oltre mezzo secolo. La prima fase, comprendendo circa tre decenni, tra gli anni Quaranta e la fine degli anni Sessanta, normativamente si caratterizza soprattutto per la L. 17 agosto 1940, n. 1150 che ha costituito il punto di riferimento per la successiva legislazione d’applicazione, purtroppo non supportata da adeguati strumenti di controllo per realizzare una razionale politica urbanistica del territorio. Alla fine della Seconda Guerra mondiale (1945) le città che disponevano di un adeguato Piano Regolatore Generale erano soltanto quattro: Torino, Milano, Roma e Napoli. Ciò ha contribuito al proliferare di un’attività edilizia disordinata, nonostante la L. 6 agosto 1967, n. 765 obbligasse le amministrazioni comunali di maggiore dimensione a dotarsi di un Piano Regolatore. La seconda fase si sviluppa durante quindici anni (1970 – 1985): con l’attuazione dell’ordinamento regionale, l’edilizia privata e pubblica rientrarono nelle competenze legislative ed amministrative della regione. La L. 28 gennaio 1977, n. 10, costituì il primo serio tentativo di riformare il regime giuridico dei suoli, trasformando l’atto che consente di costruire al privato cittadino, la licenza edilizia in concessione di costruzione. Purtroppo, l’intervento della Corte Costituzionale nel 1980 statuì che la concessione prevista dalla L. n. 10/1977 altro non era che la mera riedizione della precedente licenza edilizia, ma l’importanza della così detta Bucalossi rimane nell’aver conferito nuove potestà di controllo ai comuni per reprimere gli abusi edilizi. La terza fase (1985 – 1996) si connota per la L. 28 febbraio 1985, n. 47 sul condono edilizio, che prevede, tra l’altro, la nullità dell’atto di compravendita dei manufatti edilizi abusivi: un passo avanti rispetto alla L. 28 gennaio 1977, n 10 che invece contemplava soltanto l’annullabilità per i contratti di compravendita aventi come oggetto immobili abusivi. La quarta fase ha inizio nell’anno 1997 e giunge fino ai giorni nostri: potrebbe definirsi come la fase delle Regioni. Si pensi alla L. 15 marzo 1997, n. 59, al Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, al Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 che in tema di edilizia ed urbanistica hanno lasciato poco spazio alla Stato. Il volume si inserisce nel contesto vivo del nuovo testo unico dell’edilizia imbrigliato nel D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, offrendo al lettore idonei strumenti interpretativi delle nuove disposizioni. Il libro si caratterizza per un metodo espositivo semplice, concreto e operativo fondato sul dato giuridico globale: legislazione, giurisprudenza e dottrina che gli autori, giuristi e tecnici, sono riusciti mirabilmente a far collimare in maniera armonica, utilizzando un’esposizione sintetica, ma al tempo stesso esaustiva, per i dati normativi consolidati da tempo e argomentazioni ampie per gli istituti più recenti o per quelli del tutto nuovi. I coautori svolgono una completa panoramica sull’attività edilizia, analizzando partitamente i nuovi titoli abilitativi, permesso di costruire e dichiarazione di inizio attività, all’interno delle sequenze procedimentali, riservando una attenzione del tutto particolare alla conferenza di servizi e allo sportello unico. Sono proprio i titoli di abilitazione i presupposti legittimanti la costruzione di ogni tipologia di manufatto edilizio o gli strumenti operativi per sanare eventuali abusi edilizi commessi dai cittadini. Sono approfondite anche le tematiche inerenti al regime di onerosità dei titoli abilatitavi, contributo di costruzione, oneri di urbanizzazione, costo di costruzione con l’individuazione sistematica dei casi di totale o parziale esonero. Una finestra viene aperta anche sull’attività edilizia delle pubbliche amministrazioni relative alle opere pubbliche o di pubblica utilità e anche per gli interventi edilizi da realizzare sulle aree demaniali. Analiticamente si analizzano le questioni inerenti alla vigilanza sulle costruzioni edilizie, regolari e abusive, comprese le problematiche sulle sanzioni civili e amministrative, con approfondimenti dedicati all’ultimo condono edilizio disciplinato dalla L. 24 novembre 2003, n. 326. Il libro si occupa anche e non solo dell’abbattimento delle barriere architettoniche già esistenti, ma anche della loro eliminazione negli edifici pubblici, privati compresi quelli aperti al pubblico in una prospettiva che consenta la piena ed effettiva integrazione dei soggetti portatori di handicap. Gli autori si soffermano anche su questioni tecniche riguardanti l’edilizia antisismica, il certificato di agibilità per gli edifici e la normativa tecnica posta a disciplina della sicurezza degli impianti e per il contenimento energetico, evidenziando una caratteristica peculiare di questo volume che si differenzia da altre pubblicazioni già in circolazione, segnalandosi anche per l’armoniosa sintesi raggiunta tra gli scritti redatti da ingegneri con quelli elaborati da amministrativisti. Una particolare cura è stata posta nel capitolo dedicato ai rimedi amministrativi e giurisdizionali messi a disposizione dei cittadini per reagire efficacemente contro gli atti amministrativi illegittimi o anche contro quelli legittimi, ma tardivi, con ampio spazio dedicato al risarcimento del danno compreso quello da ritardo o per perdita di chance alla luce della L. 21 luglio 2000, n. 205 e dei nuovi indirizzi giurisprudenziali del giudice amministrativo che orami è competente a risarcire il danno per lesione del diritto soggettivo e dell’interesse legittimo. Il volume si conclude con dettagliate analisi sulle disposizioni penali e persino su quelle tributarie. L’opera è letteralmente costellata da centinaia di note esplicative con recentissimi riferimenti giurisprudenziali che contribuiscono in maniera determinate ad approfondire i già dettagliatissimi commenti a tutti gli articoli di cui si compone il nuovo testo unico dell’edilizia incardinato nel D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Il libro è supportato da un pratico indice analitico sistematico, strutturato su grandi voci e su sottovoci, che ne favorisce la già lineare consultazione particolarmente indicata come insostituibile strumento di lavoro non soltanto per gli operatori del diritto, magistrati, avvocati e funzionari della Pubblica Amministrazione dei ruoli amministrativi, ma anche per gli ingegneri, gli architetti e i geometri, sia liberi professionisti che dipendenti delle Regioni e delle autonomie locali, Comuni, Province e Città metropolitane. In conclusione, il Commentario si presenta come un valido supporto per affrontare le diverse procedure concorsuali attraverso cui accedere alle professioni legali di avvocato e di magistrato, ovvero per fare ingresso nella Pubblica Amministrazione.
IL
NUOVO PROCESSO AMMINISTRATIVO. INTEGRATO DALLA GIURISPRUDENZA. SECONDA EDIZIONE.
2003. CEDAM di MAURIZIO DE PAOLIS Introduzione alla seconda edizione
Attraverso il riconoscimento del risarcimento del danno per equivalente allo scopo di ristorare la lesione dell’interesse legittimo, l’ordinamento italiano si è venuto a porre, sia pur tardivamente, in sintonia con gli stati aderenti all’Unione Europea, ove non sono conosciute le due figure del diritto soggettivo e dell’interesse legittimo, con la sola eccezione della Spagna. In tal modo, l’interesse legittimo in un sol colpo ha perduto la secolare subalternità verso l’interesse pubblico, che anche nel passato prossimo era di impedimento alla piena tutela dell’interesse privato ogni volta che quest’ultimo, per qualsiasi motivo, si veniva a sganciare dall’interesse tutelato dalla Pubblica Amministrazione. Il giudice amministrativo è recentemente divenuto il giudice naturale dell’interesse pubblico nell’economia nazionale. Infatti, l’art. 23-bis, L. 6 dicembre 1971, n. 1034, introdotto nella legge istitutiva del Tribunali Amministrativi Regionali dalla L. 21 luglio 2000, n. 205, ha previsto una pista preferenziale e particolarmente veloce per decidere i ricorsi giurisdizionali riguardanti gli atti posti in essere dalle autorità amministrative indipendenti, ovvero quei provvedimenti connotati da una notevole rilevanza economico-finanziaria. Già da molti anni il processo amministrativo trae una fonte inesauribile di energia dal giudizio cautelare: i ricorrenti stano dimostrando di preferire una risposta giudiziaria immediata, anche se caratterizzata dalla sommarietà rispetto a decisioni di merito più approfondite, ma adottate a distanza di molti anni e che quindi perdono de facto il requisito dell’attualità rispetto a vicende conflittuali dedotte parecchio tempo prima innanzi ai giudici. In ogni caso, tutti i mezzi cautelari di cui dispone attualmente il giudice amministrativo devono essere utilizzati ponderando con estrema attenzione gli interessi coinvolti, pubblici e privati, onde prevenire e soprattutto evitare che i cittadini, persone fisiche e persone giuridiche, li possano utilizzare con finalità dilatorie cioè come strumenti per guadagnare del tempo a danno degli interessi pubblici coinvolti nella vicenda processuale. Proprio al fine di impedire l’uso distorto del processo cautelare, il legislatore nazionale, attraverso il Decreto Legislativo 20 agosto 2002, n. 190, ha circoscritto e contestualmente compresso tutte le potestà cautelari del giudice qualora il giudizio abbia come oggetto gli appalti di opere pubbliche di particolare importanza riconducibili alle cosiddette opere infrastrutturali, però con il rischio di far raddoppiare il costo globale di opere con rilevante portata ed incidenza sul bilancio dello Stato. Al fine di garantire le finalità proprie degli strumenti cautelari, maggiormente appropriati appaiono il senso di responsabilità dei magistrati componenti il collegio giudicante, la sottoposizione della misura cautelare a talune condizioni dissuasive, come ad esempio il versamento di una sostanziosa somma di denaro a titolo cauzionale e, infine, la consapevolezza delle parti in causa che il giudizio, se ritenuto maturo, potrebbe venire deciso immediatamente nel merito con una sentenza in forma semplificata, anziché essere deciso attraverso un’ordinanza cautelare. Proprio quest’ultima possibilità ha contribuito in maniera rilevante ad una sensibile diminuzione delle istanze cautelari davanti al giudice amministrativo di primo grado. Sono trascorsi circa due anni dalla prima edizione di questo volume che ha incontrato l’unanime apprezzamento degli operatori del diritto, perché espone in maniera sistematica l’intero processo amministrativo, all’interno del quale gli autori hanno perfettamente inserito tutti i nuovi istituti introdotti per la prima volta dalla L. 21 luglio 2000, n. 205 o comunque tutte le tradizionali procedure così come ridisciplinate dalla Legge che ha parzialmente riformato il giudizio che si celebra innanzi ai Tribunali Amministrativi Regionali, al Consiglio di Stato e al Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana. Rispetto alla prima edizione, la seconda si presenta ulteriormente arricchita di ben quattro nuovi capitoli e di una quinta appendice. Un intero capitolo, dedicato al risarcimento del danno, evidenzia tutte le complesse problematiche collegate alla lesione del diritto soggettivo e dell’interesse legittimo, cagionata dall’adozione di atti amministrativi illegittimi, ovvero di provvedimenti legittimi ma emessi tardivamente dalla P.A. o anche quando quest’ultima abbia tenuto un illegittimo comportamento silente. Dopo un’accurata ricostruzione anche a livello storico degli
interessi legittimi, quest’ultimi vengono classificati contestualmente ad una
approfondita analisi di sentenze storiche della Corte Suprema di
Cassazione a Sezioni Unite come la n. 500
del 22 luglio 1999 e la sentenza della Prima Sezione 10
gennaio 2003, n. 157. Viene
svolto un dettagliato commento del
risarcimento del danno alla luce delle novità introdotte dalla L. 21 luglio
2000, n. 205: è affrontato il tema della cosiddetta pregiudizialità
dell’annullamento dell’atto impugnato, dell’ampliamento dell’oggetto
del giudizio risarcitorio tramite la
domanda e l’eccezione
riconvenzionale ovvero anche il risarcimento
del danno per violazione del principio del giusto processo. Un nuovo capitolo riguarda la tutela giurisdizionale del diritto di accesso, la cui natura giuridica continua ad oscillare tra interesse legittimo e diritto soggettivo. Un’altra parte del libro analizza il giudizio elettorale chiarendo le questioni squisitamente processuali alle quali si affianca una dettagliata casistica giurisprudenziale. A chiudere il volume è la trattazione del ricorso straordinario al capo dello Stato:oggetto, principio di alternatività, procedura, opposizione, attività istruttoria, parere del Consiglio di Stato, provvedimenti cautelari, esecuzione, revocazione e perfino il ricorso al Presidente della regione siciliana; il tutto supportato da moltissime note che si riferiscono a recentissimi pareri resi dalle Sezioni consultive di Palazzo Spada ormai immediatamente pubblici in quanto liberati dalla zavorra della “segretezza” grazie alla L. 21 luglio 2000, n. 205. Il libro, in questa seconda edizione, è stato fornito di una funzionale raccolta di giurisprudenza che si riferisce ai principali istituti del nuovo processo amministrativo attraverso la quale si offre al lettore un prezioso strumento di lavoro per approfondire tutti i temi svolti sistematicamente nei ventuno capitoli dell’opera. Un sentito ringraziamento deve essere rivolto a Tiziana Autieri, Valeria Mascello e Giuseppina Schettino che, oltre ad aver scritto importanti parti del libro, hanno altresì collaborato gomito a gomito con il coordinatore dell’opera per tutti i numerosi adempimenti, ignoti ai non addetti ai lavori, ma essenziali per ogni pubblicazione editoriale. Un encomio particolare merita Tiziana Autieri che ha contribuito con professionalità alla stesura dell’indice analitico, articolato per grandi voci e sottovoci, “cuore” di ogni testo giuridico. Aveva pienamente ragione Senofonte quando affermava che “si giudica per essere giudicati”: il T.A.R. giudica per essere eventualmente giudicato in appello dal Consiglio di Stato o dal Consiglio di Giustizia amministrativa per la regione siciliana. Il giudice, di primo o di secondo grado giudica per essere giudicato dall’opinione pubblica, architrave su cui si appoggia l’intera nostra società. Magistrati, avvocati dell’Avvocatura di Stato e del libero foro devono contribuire, rispettando i ruoli loro attribuiti dall’ordinamento, a far sì che le pronunce giurisdizionali siano valutate positivamente dalla collettività attraverso la stesura di sentenze, ordinanze, ricorsi, memorie ed atti processuali esaustivi, chiari e sintetici. Roma 3 Settembre 2003 – Anno VI A.R.S.G. Maurizio De Paolis
“Il risarcimento del danno nel processo civile, amministrativo, amministrativo – contabile, penale e tributario” di Maria Vittoria LUMETTI, Maurizio DE PAOLIS, Tiziana AUTIERI, Paola FICCO, Silvia TERRADOS MOLLEDO e Alessandro STRINNA, con il coordinamento di Maurizio DE PAOLIS, MAGGIOLI EDITORE. Presentazione
del volume Il problema centrale, che unisce idealmente tutti i settori della giustizia, è quello dell’efficienza. Si tratta di una questione che investe direttamente i cittadini con effetti dirompenti ogni volta che i tempi processuali si dilatano a dismisura. Eppure sono passati già alcuni anni da quando, dando attuazione alla norma incardinata nell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, venne introdotto nel nostro paese, con la forza discendente soltanto dalle leggi di rango costituzionale, il principio del giusto processo che ha un postulato naturale nella sua ragionevole durata. Il nuovo testo che ha modificato l’art. 111 Cost. ha un obiettivo primario: realizzare un ordinamento giudiziario in cui il giudice ordinario (civile e penale), amministrativo, contabile e tributario, conservando la posizione di imparzialità, possa assicurare l’applicazione delle norme in spazi temporali ragionevoli all’interno di un procedimento processuale fondato sul rispetto del contraddittorio delle parti. Questo traguardo ambizioso impone una globale rivisitazione dell’intero apparato giudiziario il cui architrave si deve poggiare necessariamente sull’efficienza della magistratura e del personale di segreteria per il perseguimento di risultati tangibili che si possono ottenere solo con una nuova attenzione di tipo manageriale nella gestione dei singoli uffici giudiziari. Efficienza e garanzie: un binomio di valori intrinsecamente uniti che devono contribuire all’integrale ed equilibrata applicazione del potere giurisdizionale. A questo risultato devono dare un essenziale apporto anche gli avvocati dell’Avvocatura di Stato e del libero foro con difese curate con sobrietà ed essenzialità, a cui devono far riscontro i magistrati attraverso provvedimenti giudiziali strutturati su motivazioni puntuali ed essenziali. Inoltre, si deve sottolineare l’affermarsi di una dimensione europea della giustizia: è impossibile affrontare le tematiche della giustizia limitando il punto di osservazione soltanto all’ambito ristretto di un singolo stato. Queste considerazioni assumono una maggiore rilevanza nel momento in cui l’Unione Europea sta aumentando il numero degli stati aderenti e all’ interno di essa riscontriamo una fase avanzata di realizzazione dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, già previsto nel Trattato di Amsterdam del 1997. L’OLAF per la protezione degli interessi dell’Unione Europea dalle frodi; EUROJUSTICE per il coordinamento delle indagini penali per la tutela degli interessi comunitari anche per la lotta contro tutte le gravi forme di criminalità compresa quella organizzata; la rete giudiziaria europea penale, alla quale si è affiancata la rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, istituita con decisione del Consiglio d’Europa del 28 maggio 2001 rappresentano una fortissima sollecitazione verso una maggiore efficienza del sistema normativo e giudiziario di ciascun paese aderente all’Unione Europea. A confermare la reazione dei cittadini verso le lungaggini processuali vi è il notevole numero di ricorsi, presumibilmente destinati a crescere nel prossimo futuro, che si sono riversati sulle Corti di appello con l’intento di ottenere dallo Stato il risarcimento del danno patito per l’eccessiva durata dei processi. L’incremento di questo contenzioso è attribuibile alla maggiore vicinanza del giudice nazionale ai ricorrenti, rispetto alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo. In tale quadro, non certamente idilliaco, si inserisce questo volume che colma una lacuna editoriale: per la prima volta nel nostro paese viene scritto e pubblicato un libro che affronta in maniera organica e sistematica tutte le complesse problematiche relative al risarcimento del danno davanti all’Autorità Giudiziaria Ordinaria (civile e penale), al giudice amministrativo, a quello contabile ed infine anche innanzi alla giurisdizione tributaria. In ambito civile (parte prima del libro), sede naturale in cui decidere il risarcimento del danno, dopo un’articolata trattazione di tipo istituzionale, a livello sostanziale e processuale, viene esposta una dettagliatissima casistica che affronta non soltanto le questioni tradizionali, ma anche quelle nuove: danno per perdita di chance; danno da sangue infetto e da emoderivati; danno per lesione della privacy; danno per violazione del diritto all’immagine; danno biologico, psichico, morale ed esistenziale; danno da mobbing; danno da procreazione assistita, alla vita prenatale, alla mancata interruzione della gravidanza e da fallimento della sterilizzazione; danno da fumo, attivo e passivo; danno da esposizione a onde elettromagnetiche; danno da organismi geneticamente modificati; danno ambientale nelle sue connotazioni civilistiche; danno connesso ad internet. Sussiste uno stretto collegamento tra l’attività posta in essere dalla pubblica amministrazione e la giustizia amministrativa, strutturata in modo da proteggere e tutelare i diritti e gli interessi lesi dagli atti amministrativi, dall’inerzia o dai ritardi della P.A.. La questione preminente del processo amministrativo è quella di garantire l’effettività della tutela giurisdizionale che coincide con l’esecuzione del comando disposto dal giudice a carico dell’ amministrazione soccombente al fine di far conseguire al privato il bene della vita da quest’ultimo preteso e per il cui conseguimento ha agito in giudizio. In tale contesto assume un rilievo preminente il risarcimento del danno cagionato dalla condotta della pubblica amministrazione. Per il processo amministrativo (parte seconda del libro), l’autore si sofferma con particolare attenzione sull’evoluzione del concetto di interesse legittimo: viene adeguatamente analizzato nella sua struttura morfologica; se ne evidenziano le trasformazioni in ambito dottrinario e in base alla giurisprudenza, sia in Italia e sia nel contesto comunitario. In tal modo si comprende pienamente il passaggio dalla contrapposizione alla coesistenza degli interessi legittimi con i diritti soggettivi. Ampio spazio è dedicato alla nuova procedura processuale sul risarcimento del danno dopo l’entrata in vigore della L. 21 luglio 2000, n. 205, che ha parzialmente apportato riforme al processo amministrativo, dopo quasi trent’anni di preoccupante immobilismo da parte del legislatore nazionale, ovvero successivamente all’entrata in vigore del Decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, che incide sul potere cautelare del giudice amministrativo in presenza di opere pubbliche riconducibili al concetto di grandi infrastrutture. Vengono trattate partitamene tutte le tematiche involgenti l’azione di annullamento e l’azione di risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi oppositivi e pretensivi che si svolge in primo grado davanti al Tribunale Amministrativo Regionale e in appello davanti al Consiglio di Stato o al Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana: elemento soggettivo (colpa e dolo dell’amministrazione), lesione di una situazione soggettiva tutelata dall’ordinamento (danno ingiusto),esistenza di un danno patrimoniale e nesso di causalità tra l’illecito e il danno subito. Approfondimenti sono dedicati: al rapporto tra il danno nel giudizio di merito e il pregiudizio nel giudizio cautelare; alla struttura della domanda giudiziale per il risarcimento del danno; alla pregiudiziale amministrativa dell’annullamento dell’atto impugnato dopo le decisioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato; alla natura contrattuale, extracontrattuale o precontrattuale della responsabilità dell’amministrazione. Si affrontano anche i nodi problematici del danno in tema di espropriazione per pubblica utilità, circa la perdita di chance, da ritardo e da disturbo ovvero nel settore in continua espansione della attività privatistica della pubblica amministrazione. Il complesso quadro si completa con il danno per irragionevole durata del processo. Qualitativamente è rilevante il settore del volume (parte terza) che abbraccia le tematiche della responsabilità amministrativa rientrante nella giurisdizione della Corte dei Conti:dopo una completa esposizione dell’iter procedurale processuale innanzi ai giudici contabili, vengono trattate non soltanto le tradizionali questioni relative al danno cagionato all’erario da dipendenti al servizio della P. A., ma anche quelle del danno prodotto all’immagine e al prestigio dell’amministrazione dal comportamento dei propri dipendenti. La giurisdizione della Corte dei Conti attraversa una fase di costante e progressiva espansione con un ruolo di primaria importanza in questa fase di radicale trasformazione e di necessario ammodernamento degli apparati amministrativi del nostro paese. Nel settore penale (parte quarta del libro), l’autore, dopo aver fatto un attento ed analitico confronto tra processo civile e penale, si sofferma tra l’altro sulla disamina dei seguenti argomenti: persona offesa dal reato, costituzione della parte civile, con un’approfondita analisi delle obbligazioni patrimoniali derivanti dal reato. Caratteristica del libro è un’accuratissima analisi anche delle questioni attinenti al danno ambientale e al suo contestuale risarcimento. Purtroppo il danno ambientale è un concetto che appare sempre più sganciato dalla realtà a causa della difficoltà di procedere concretamente al suo risarcimento perché risulta estremamente difficile quantificarlo, identificare il colpevole e stabilire il nesso causale tra evento e condotta inquinante. Attualmente lo strumento di politica ambientale con cui governare il danno ambientale si deve necessariamente identificare nell’istituto della responsabilità civile che perde la sua forza intrinseca ogni volta che il danneggiato deve dimostrare che il soggetto inquinatore non ha adottato nella sua condotta un livello di diligenza tale da evitare il danno. A completare questo libro contribuiscono le tematiche dell’assoggettamento ad imposizione fiscale delle somme di denaro erogate a titolo di risarcimento del danno da parte del giudice civile, penale e amministrativo: queste problematiche estremamente tecniche sono svolte con linearità analitica nell’ultima parte del volume (la quinta), dopo un essenziale e funzionale inquadramento del giudizio che si svolge davanti al giudice tributario. Il volume è costantemente supportato da una vasta e aggiornata giurisprudenza che costella centinaia di note esplicative, nelle quali trova ospitalità un continuo richiamo alla dottrina e alla giurisprudenza quest’ultima altresì massicciamente presente anche nel CD che correda il libro facilmente consultabile attraverso un indice analitico – sistematico imperniato su grandi voci e sottovoci. Il lavoro è stato realizzato con la preziosa collaborazione di taluni membri dell’Associazione Romana di Studi Giuridici: Tiziana Autieri, Paola Ficco, Maria Vittoria Lumetti, Alessandro Strinna e Silvia Terrados Molledo: a ciascuno di loro va il ringraziamento per aver scritto questo mio quattordicesimo libro insieme a me, ovvero per aver “sopportato” il mio coordinamento con professionalità e soprattutto con stoica pazienza. L’Associazione Romana di Studi Giuridici, nata nel 1998, già segnalatasi per il proprio sito www.arsg.it, per l’organizzazione di numerosi convegni su questioni giuridiche di attuale e concreto interesse, ora si ripropone all’attenzione del mondo giuridico nazionale con questo nuovo volume che si connota per la sua sintesi senza nulla togliere alla completezza e alla precisione chirurgica del dato giuridico globale: dottrina, giurisprudenza e legislazione. Roma, 24 Maggio 2003 Anno VI - ARSG Maurizio De Paolis
Biografie dei coautori Maurizio DE PAOLIS – ha diretto l’Ufficio Massimario, il Servizio Massimario e Ruolo Generale del Consiglio di Stato; ha prestato servizio presso la Quarta Sezione giurisdizionale, attualmente è applicato presso il Segretariato Generale di Palazzo Spada. Già esperto del Ministero dell’Ambiente, già membro dell’Albo delle imprese per la gestione dei rifiuti, docente di diritto amministrativo presso il Centro Elettronico di Documentazione della Corte Suprema di Cassazione, è vicepresidente dell’Associazione Romana di Studi Giuridici, autore di numerosi articoli di argomento giuridico, autore e coordinatore di pubblicazioni tra le quali si segnalano: Il procedimento amministrativo. Commento alla legge 7 agosto 1990, n. 241, Padova, 1996; I servizi di controllo interno e i nuclei di valutazione delle pubbliche amministrazioni, Padova, 1998; I contratti della Pubblica Amministrazione, Padova, 2000; Edilizia ed urbanistica, Padova, 2000; Il nuovo processo amministrativo, Padova 2001 (prima edizione) e Padova 2003 (seconda edizione); La preselezione informatica al concorso per uditore giudiziario, Padova 2001 e 2002; Il nuovo processo cautelare amministrativo, Rimini, 2002; La motivazione del provvedimento amministrativo , Padova, 2002. Collabora già da molti anni a numerosi giornali e riviste tra i quali si segnalano: Il Foro Italiano, Studium Iuris, Rifiuti – Bollettino di informazione normativa e Italia Oggi .
Paola FICCO – Giurista, giornalista, esperto in materia di legislazione ambientale, consulente della Pubblica Amministrazione centrale. Esperto de “ Il Sole 24 Ore” e direttore responsabile del mensile “ Rifiuti – Bollettino di informazione normativa”, formatore dei Carabinieri per la tutela del territorio, presidente dell’Associazione Romana di Studi Giuridici. Membro del Comitato Ecolabel – Ecoaudit, Sezione EMAS Italia. Coautore del “Il codice dell’ambiente” de “ Il Sole 24 Ore” ed autore di numerose pubblicazioni in materia di legislazione ambientale.
Maria Vittoria LUMETTI – Avvocato dello Stato presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze; docente di diritto civile e amministrativo presso la Scuola di preparazione per i concorsi ed esami pubblici nazionali (magistratura e avvocatura) CSIMA di Bologna; autore di numerose pubblicazioni di dottrina giuridica relative a diritto amministrativo, civile e penale. Tiziana AUTIERI – Assistente di diritto amministrativo e di diritto pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Roma Tre; formatore del personale (funzionari e dirigenti) della Regione Lazio; coredattore e massimatore di sentenze per il sito giuridico www. arsg.it; segretario – tesoriere dell’Associazione Romana di Studi Giuridici; coautore dei libri:. Il nuovo processo cautelare amministrativo, Rimini, 2002; La motivazione del provvedimento amministrativo, Padova, 2002; La preselezione informatica al concorso per uditore giudiziario, Padova, 2002; Il nuovo processo amministrativo, Padova, 2003, (seconda edizione);collaboratore del giornale Italia Oggi. Silvia TERRADOS MOLLEDO – Silvia Terrados Molledo, avvocato
abilitata all’esercizio della professione forense in Spagna dal 1998 e in
Italia dal 2002. Attualmente lavora presso il Dipartimento Fiscale dello Studio
Legale Baker & McKenzie, Roma. Fa parte del Comitato di redazione della
Rivista “International Tax Law Review” e dell’Associazione Romana di Studi
Giuridici. Docente presso la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze
nell’ambito del Corso Avanzato di Diritto Tributario Internazionale e del
Master in Pianificazione Tributaria Internazionale organizzato dall’Università
di Roma “La Sapienza”. Autrice di numerosi articoli e pubblicazioni sia in
ambito nazionale che internazionale tra le quali si segnalano “La
motivazione del provvedimento amministrativo CEDAM, 2002; Il nuovo processo
cautelare amministrativo, MAGGIOLI EDITORE 2002; Italian Domestic Transfer
pricing in www.tax.org and Tax Notes
International, Virginia (USA), 2003; Il nuovo processo Amministrativo in Spagna,
Italia Oggi 2001; The taxation of Stock Plans under Italian Law, B&M
European Stock Plan Newsletters 2002; International Fiscal Trasparency in the
Spanish Legal system (CFC rules) in International Tax Law Review 2000. Alessandro STRINNA - Alessandro Strinna, Dottore in Economia e
Commercio, laureato presso l'Università degli Studi di Bologna. Ha frequentato
due corsi di specializzazione in finanza aziendale presso la School
of Economics di Goteborg (Svezia), nell'ambito degli studi afferenti la tesi
di laurea. Attualmente lavora a Roma presso l'Alitalia
S.p.a. nella divisione Engineering and Maintenance, dove si occupa di
acquisti aeronautici e logistica dei materiali. In passato ha lavorato in Spagna
presso la Fujitsu Siemens Computer
nell'ambito della funzione marketing e vendite. Ha recentemente ultimato il
triennio di praticantato previsto per l'abilitazione alla professione di Dottore
Commercialista e Revisore dei Conti.
Coordinato da Maurizio De Paolis La Motivazione del Provvedimento Amministrativo Anno 2002
La motivazione del provvedimento amministrativo rappresenta, da sempre, lo strumento più idoneo per conoscere la volontà dell'Amministrazione, quando agisce per la tutela di interessi pubblici di cui sia attribuita. L’opera approfondisce analiticamente l’intera struttura morfologica del provvedimento amministrativo, con una particolare attenzione per la motivazione, trattando anche il suo aspetto patologico, sia come eccesso di potere (motivazione contraddittoria, insufficiente, perplessa), sia come violazione di legge (motivazione mancante). Dopo un’attenta interpretazione di ciascuno dei tre commi, art. 3, L. n. 241/90, gli autori si soffermano sugli aspetti di autotutela, sulla motivazione per relationem e sugli atti interni; ampio spazio viene dedicato alla trasparenza, al diritto di accesso ed al diritto alla riservatezza, in rapporto all’obbligo di motivare tutti gli atti amministrativi. Caratteristica del libro è l’analisi della motivazione svolta su specifiche materie: edilizia, urbanistica, pubblico impiego, attività contrattuale della P.A., ambiente ed imposizione fiscale; il lettore riesce, così, ad avere un panorama esaustivo sui settori più rilevanti dell’azione amministrativa. Un capitolo è dedicato anche alla motivazione degli atti amministrativi in Spagna, unico paese dell’Unione Europea che contempli nella propria Costituzione, come in Italia, la figura giuridica degli interessi legittimi. Il volume è supportato da una aggiornatissima raccolta di giurisprudenza, articolata per “voci”, ed è corredato da una raccolta di legislazione statale e regionale ovvero da un pratico indice analitico – sistematico (redatto da Rossella D’Aniello e Gianluca De Nuzzo): in tal modo si è realizzata una perfetta sintesi tra dottrina, giurisprudenza e legislazione che fa conseguire al testo il traguardo del cosiddetto dato giuridico globale.
Coordinato da Maurizio De Paolis Il Nuovo Processo Cautelare Amministrativo Anno 2002
Nell'ambito del processo amministrativo il giudizio cautelare rappresenta un momento centrale in quanto consente in tempi rapidi di ottenere da parte del giudice una pronuncia attraverso cui paralizzare l'efficacia del provvedimento impugnato, o la sentenza di merito. Il volume propone l'intero giudizio cautelare dedicando ampio spazio alle tradizionali ordinanze di "sospensiva", alla loro revocazione ovvero alla loro esecuzione. Vengono messe in evidenza tutte le innovazioni introdotte dalla Legge 21 luglio 2000, n. 205: il deposito cauzionale, la decisione in forma semplificata, le spese di giudizio, l'ingiunzione di pagamento, le misure cautelari provvisorie e quelle adottabili in sede di ricorso straordinario al Capo dello Stato. Da ultimo si apre una finestra sulla tutela cautelare in ambito comunitario. Il volume si propone come un validissimo strumento operativo a disposizione di avvocati, magistrati, funzionari della pubblica Amministrazione e di candidati per i concorsi pubblici, che lo possono consultare agevolmente avvalendosi anche di un articolato e ben strutturato indice analitico sistematico.
Coordinato da Maurizio De Paolis Il Nuovo Processo Amministrativo Anno 2001
La giustizia amministrativa sta vivendo una fase di innovativo fermento che trova fondamento nella legge 21 luglio 2000, n. 205. Dopo anni di assoluto e preoccupante immobilismo, il legislatore ha introdotto nel procedimento processuale dei Tribunali Amministrativi Regionali, del Consiglio di Stato e del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana, istituti, talvolta mutuati direttamente dal processo civile, con la finalità di velocizzare il giudizio, onde assicurare la decisione di merito in tempi ragionevoli e compatibili con il principio costituzionale del giusto processo. Il volume è strutturato su diciassette capitoli in cui viene descritto dettagliatamente l’intero processo amministrativo, dalla instaurazione del giudizio fino all''esecuzione del giudicato. Ampio spazio è dedicato alla "nuova" giurisdizione esclusiva, al giudizio cautelare, al rito del silenzio, ai processi speciali, alla consulenza tecnica, al risarcimento del danno. Ogni nuova disposizione è stata commentata e trapiantata con millimetrica precisione nell''originario tessuto processuale, per cui il lettore dispone della vigente integrale procedura, supporto insostituibile per operare con certezza dopo la recente riforma processuale. L''opera è corredata da una sintetica appendice che riporta il testo coordinato dalla Legge n. 205/2000, taluni significativi esempi di sentenze in forma semplificata (art. 9) e di decreti presidenziali (art. 3). La pubblicazione possiede un ricco indice analitico composto di grandi voci e sottovoci con cui la già lineare lettura viene ancor più facilitata.
Maurizio De Paolis Edilizia ed UrbanisticaAnno 2000
La pianificazione urbanistica del territorio rappresenta la premessa perché gli insediamenti residenziali e produttivi risultino ordinati e compatibili con l’integrità ambientale ovvero con la tutela del paesaggio. Il volume si sviluppa in cinque moduli funzionalmente connessi tra loro. Nel primo vengono esaminate in dettaglio le varie tipologie di piani urbanistici; Piano Regolatore Generale, Piano di Lottizzazione, Piano particolareggiato di esecuzione, Programma di fabbricazione, Programma pluriennale di attuazione e Piani territoriali di coordinamento. Ampio spazio viene dedicato anche alla "nuova" giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (D.Lgs. 31.03.1998 n. 80), alla risarcibilità del danno per lesione di interesse legittimo (Cass. Civile, Sez. Unite, 22.07.1999 n. 500 e Cons. di Stato Adunanza Plenaria, 30 marzo 2000 n. 1), al centro storico urbano, ai parcheggi pubblici e privati. Le parti seconda, terza e quarta sintetizzano la più recente giurisprudenza dell’A.G.O. (Corte di Cassazione civile e penale) e del giudice amministrativo (Consiglio di Stato, Consiglio di Giustizia amministrativa per la regione siciliana e Tribunali Amministrativi Regionali) in tema di urbanistica, edilizia ed edilizia economica, popolare e residenziale pubblica. Al lettore viene offerto un esaustivo ed aggiornato panorama di precedenti consultabili agilmente mediante l’indice del libro e i dettagliatissimi sommari che corredano ciascuna delle "voci" delle tre raccolte di giurisprudenza. Infine la parte quinta si impernia su una raccolta coordinata di legislazione : dalla L. 17 agosto 1942 n. 1150 fino al Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 112 che conferisce ampi poteri pianificatori alle regioni. Ciascuna norma è supportata da un indice analitico per voci, articoli e commi.
Maurizio De Paolis I Contratti della Pubblica Amministrazione Anno 1999
Alla luce dei processi di ammodernamento e miglioramento del livello qualitativo della P.A., indispensabili per un’integrazione paritaria nell’U.E., l’attività contrattuale privatistica consolida la propria importanza in applicazione del principio costituzionale del buon andamento. Il volume si sviluppa in tre moduli funzionalmente connessi tra loro. Nel primo vengono interpretate le linee essenziali della normativa sui lavori pubblici con un particolare approfondimento per i seguenti temi: autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, contenzioso, criteri di aggiudicazione, offerte anomale, Albo Nazionale Costruttori, curriculum dei progettisti, direttore dei lavori, società di ingegneria. La parte seconda sintetizza la più recente giurisprudenza dell’A.G.O. (Corte di cassazione civile e penale), del giudice amministrativo (Consiglio di Stato, Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e Tribunali Amministrativi Regionali) e della Corte dei Conti, offrendo un esaustivo panorama di precedenti, che si consultano agilmente mediante il semplice incrocio dell’indice del libro con il dettagliato indice-sommario che correda ciascuna delle centotredici "voci" della raccolta di giurisprudenza. Infine la parte terza si impernia su una raccolta coordinata di legislazione in tema di lavori pubblici (L. 11 febbraio 1994, n. 109; D.L. 3 aprile 1995, n. 301; L. 18 novembre 1998, n.415), di forniture pubbliche (D. Lgs. 24 luglio 1992, n. 358), di pubblici servizi (D. Lgs. 17 marzo 1995, n. 157) e di appalti nei settori esclusi (D. Lgs. 17 marzo 1995, n. 158).
AUTORI: Maurizio De Paolis, ha diretto l’Ufficio Massimario, il Servizio Massimario e Ruolo Generale del Consiglio di Stato; dopo aver prestato servizio presso la Quarta Sezione giurisdizionale, attualmente è applicato presso il Segretariato Generale di Palazzo Spada. Già esperto del Ministero dell’Ambiente , docente di diritto amministrativo presso il Centro Elettronico di Documentazione della Corte Suprema di Cassazione, Vicepresidente dell’Associazione Romana di studi giuridici, è autore di numerose pubblicazioni.
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